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Ep. 06 – Grazia Deledda, la modernità dimenticata: Dino Manca rilancia il Nobel sardo

today12 Febbraio 2026 50 5

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A Unione Cult il professor Dino Manca racconta la vera modernità di Grazia Deledda nel centenario del Nobel

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    Ep. 06 – Grazia Deledda, la modernità dimenticata: Dino Manca rilancia il Nobel sardo Francesca Figus, Francesco Abate e Dino Manca

Nel salotto culturaleUnione Cult” dell’Unione Sarda, Francesco Abate e Francesca Figus hanno ospitato il professor Dino Manca per parlare di Grazia Deledda. La puntata ha acceso i riflettori sul centenario del Premio Nobel e sulla visita del Presidente Sergio Mattarella a Nuoro. Al centro del dialogo, la modernità della scrittrice e il suo ruolo nella letteratura italiana. Un confronto intenso, capace di unire approfondimento storico, riflessione critica e impegno civile.

Ritratto di Grazia Deledda, di Plinio Nomelli

Una scrittrice potente e ancora poco riconosciuta

Era talmente potente che possiamo considerarla la più grande scrittrice italiana e una delle maggiori in Europa”, ha dichiarato Dino Manca durante l’intervista. Parole nette che ribaltano una tradizione critica spesso riduttiva nei confronti di Grazia Deledda. Nonostante sia stata la prima e unica donna italiana a vincere il Nobel per la Letteratura, resta marginale nei manuali scolastici. Secondo Manca, questa esclusione rappresenta una questione culturale e politica ancora irrisolta.

Il ruolo del centro studi e la visita di mattarella

Il professore interverrà al Teatro Eliseo di Nuoro in occasione della visita del Capo dello Stato, celebrando ufficialmente i cent’anni dal Nobel. L’evento nasce grazie al lavoro dell’ISRE e alla fondazione del Centro Studi Grazia Deledda. Manca ha espresso gratitudine per l’onore concesso alla città e alla Sardegna intera. Durante il suo intervento offrirà una lettura personale dell’opera deleddiana, ponendo l’accento sulla sua sorprendente attualità.

Una modernità ignorata dalla critica tradizionale

Per lungo tempo Grazia Deledda è stata considerata una scrittrice folklorica e antimoderna, confinata in una dimensione periferica rispetto al canone italiano. Gli studi più recenti hanno però restituito un’immagine differente e innovativa della sua produzione letteraria. “Fu moderna per la sua straordinaria capacità di autodeterminarsi come donna e come scrittrice”, ha sottolineato Manca. Già a diciannove anni dichiarava di voler creare una letteratura unicamente sarda, mostrando un’ambizione straordinaria.

Dino Manca, docente dell’Università di Sassari

Il nobel tra retroscena e rivalità culturali

Il Nobel assegnato a Grazia Deledda nel 1926 venne consegnato il 10 dicembre 1927, dopo indiscrezioni circolate nei mesi precedenti. Era candidata fin dal 1913 e nel 1918 perse per un solo voto. In quell’edizione figuravano anche Pascarella e Ada Negri, sostenuti da importanti ambienti culturali e politici. In quel contesto complesso, la vittoria della scrittrice nuorese assunse un valore storico straordinario per la letteratura italiana.

Sardegna, identità e assenza nei libri di scuola

Secondo Dino Manca, l’assenza di Grazia Deledda dai programmi scolastici dipende anche dalla marginalizzazione della Sardegna nella narrazione nazionale. “Sì, perché è una donna, ma soprattutto perché è una donna sarda”, ha affermato con chiarezza. La scrittrice rappresenta un sistema culturale e linguistico altro rispetto al modello toscanocentrico dominante. Comprendere la sua opera significa conoscere la Sardegna profonda, con il suo patrimonio linguistico e antropologico unico.

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