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Guerra a Gaza: perché la comunità internazionale resta immobile?

today27 Maggio 2025 95

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Gaza sotto Assedio: perché la diplomazia mondiale ha fallito?

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    Guerra a Gaza: perché la comunità internazionale resta immobile? Giuseppe Valdes

La situazione nella Striscia di Gaza si fa ogni giorno più complessa, con Israele e Palestina coinvolti in un conflitto senza apparente soluzione. Secondo quanto emerge da diverse analisi, sembra che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non abbia intenzione di fermare le ostilità, con l’obiettivo di confinare i Palestinesi superstiti in una zona limitata della Striscia. In questo contesto, la vera domanda è: perché la diplomazia internazionale è impotente?

Gaza

Il blocco della diplomazia internazionale

Come ha spiegato Filippo Petrucci, giornalista e professore di Storia e istituzioni dell’Africa all’Università di Genova e cultore della materia nello stesso campo all’Università di Cagliari, ci troviamo in una fase in cui i grandi attori mondiali sembrano assenti o inefficaci:

  • Gli Stati Uniti sono guidati da un presidente descritto come “appena insediato”, ma poi identificato come Donald Trump, noto anche per essere il più anziano presidente mai eletto. Le sue dichiarazioni confuse e fuori contesto sembrano minare ulteriormente il ruolo diplomatico americano.

  • La Russia è impegnata in un altro conflitto e non può o non vuole intervenire a Gaza.

  • La Cina inizia ad affacciarsi sulla scena, inviando aiuti a Gaza e cercando un proprio ruolo nella diplomazia mediorientale.

Tutto questo porta a una mancanza di leadership globale, dove le pressioni internazionali risultano sterili, ridotte a dichiarazioni formali senza effetto pratico.

Leader deboli e dichiarazioni fuori luogo

Anche all’interno delle due realtà coinvolte nel conflitto, i leader sembrano incapaci di trovare soluzioni:

  • Netanyahu appare ostaggio della destra radicale israeliana, considerata “la peggiore nella storia politica del Paese”.

  • Sul fronte palestinese, Hamas è un interlocutore difficile, mentre le altre formazioni politiche sono frammentate e deboli.

A complicare la situazione, alcune dichiarazioni scioccanti da parte di figure politiche internazionali, come quella attribuita a Trump: trasformare Gaza in una “riviera per ricchi” e “spostare i Palestinesi dove c’è posto”. Parole definite “gravissime” da molti osservatori.

Alcune analisi ipotizzano che l’attacco del 7 ottobre 2023 sia stato anche un tentativo di bloccare il processo di normalizzazione dei rapporti tra Israele e paesi arabi, in particolare l’Arabia Saudita.

Arabia Saudita, Egitto e il mutamento del quadro regionale

L’Arabia Saudita sta giocando un ruolo sempre più centrale ma ambiguo:

  • Ha investito massicciamente nella propria immagine internazionale e comprato favori politici.

  • Non si schiera apertamente con i Palestinesi, segnando un cambio netto rispetto al passato.

  • Sta puntando a nuovi mercati e aree di influenza, come l’Africa, lasciando in secondo piano la questione palestinese.

Anche la Turchia, un tempo alleata di Israele, oggi sostiene i Palestinesi, spinta dagli interessi politici interni di Erdoğan.

Infine, l’Egitto, pur avendo un ruolo storico nella regione, appare piuttosto assente dal punto di vista diplomatico, limitandosi a qualche presa di posizione pubblica.

Unione Europea: presente ma inefficace

L’Unione Europea è uno dei principali attori economici nell’area, con relazioni sia con Israele che con l’Autorità Palestinese. Tuttavia:

  • Non riesce a esercitare alcuna influenza politica concreta.

  • L’UE appare divisa, debole e incapace di produrre un’azione diplomatica coordinata.

  • Il “caos creato da Trump” ha cambiato gli equilibri economici e distolto l’attenzione, lasciando un vuoto politico che l’Europa non ha saputo colmare.

In questo scenario, è “difficilissimo immaginare la situazione tra 2 o 5 anni”, perché manca una strategia a medio e lungo termine.

Intervista a cura di Fabio Manca
Caffè Corretto del 27-05-2025

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