L’attacco degli Stati Uniti all’Iran ha innalzato l’allerta internazionale e riacceso i riflettori anche sulla Sardegna, considerata un’area sensibile per la presenza di importanti strutture militari. Gli esperti, però, stimano basso il rischio di attacchi diretti, mentre le ripercussioni economiche appaiono inevitabili.

La Sardegna, pur non ospitando più vere e proprie basi NATO, resta un territorio strategico per le attività militari. Nell’Isola si trovano strutture cruciali come il poligono sperimentale di Quirra, il centro di Perdas de Fogu e l’aeroporto militare di Decimomannu, luoghi dove si svolgono costantemente esercitazioni congiunte tra forze italiane, statunitensi e alleati. Di recente, proprio in Sardegna, si sono svolte manovre come la Joint Stars, che prevedeva simulazioni di difesa contro attacchi missilistici su Cagliari.
Nonostante le preoccupazioni per il possibile coinvolgimento della Sardegna in scenari critici, gli analisti rassicurano sulla reale portata della minaccia. Secondo Alessandro Aresu, consulente istituzionale e analista geopolitico, il rischio concreto di un attacco diretto sull’isola è basso. “Gli attentati che possono colpire l’Occidente sono di matrice terroristica e puntano ai civili, ma non avrebbe senso colpire la Sardegna”, ha dichiarato. L’Italia nel complesso rimane in una posizione marginale rispetto agli equilibri geopolitici globali, anche se città simboliche come Roma, per via della presenza del Vaticano, restano più esposte dal punto di vista mediatico.
Se il rischio militare appare sotto controllo, le conseguenze economiche della crisi Iran-USA si preannunciano gravi, anche per la Sardegna. Il conflitto in Medio Oriente potrebbe compromettere il transito di un terzo del petrolio mondiale, generando aumenti consistenti sui prezzi di carburanti e trasporti. L’Isola, già gravata da alti costi strutturali legati alla sua insularità, rischia di subire forti rincari, con impatti negativi su famiglie, imprese e settori come turismo e logistica.
La presenza di strutture militari in Sardegna, da sempre oggetto di dibattito, può trasformarsi in una leva di crescita, se gestita in chiave di innovazione tecnologica. Secondo Aresu, è necessario abbandonare approcci ideologici e valorizzare il potenziale economico della difesa. “In Sardegna si può costruire un connubio tra sicurezza e sviluppo tecnologico, generando ricadute positive sul territorio”, afferma l’esperto. Ad oggi, però, solo una parte minima di questo potenziale è stata realmente sfruttata, lasciando spazio a margini di crescita significativi.
A cura di Stefano Birocchi – Giornalista del TG di Videolina
La Strambata del 23-06-2025
Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina