Intervista a cura di Massimiliano Rais
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Guerra in Iran, mercati in crisi e prezzo del petrolio verso l’impennata Radiolina
La guerra in Iran sta producendo effetti immediati sui mercati finanziari globali. L’offensiva condotta da Stati Uniti d’America e Israele contro Iran ha innescato una forte reazione delle borse, con listini in calo e investitori in fuga verso beni rifugio. Giulio Zasso, vicedirettore de L’Unione Sarda, ha analizzato i riflessi economici e geopolitici del conflitto. Secondo Zasso, lo scenario attuale rappresenta uno degli scossoni più significativi degli ultimi anni per l’economia globale, con effetti che vanno ben oltre l’area mediorientale. Le dichiarazioni dell’ex presidente Donald Trump, che ha parlato di operazioni militari destinate a durare almeno quattro settimane, hanno aumentato l’incertezza. I mercati temono un conflitto prolungato capace di compromettere stabilità finanziaria e approvvigionamenti energetici.

Il primo effetto concreto riguarda il comparto energetico. Il prezzo del petrolio è salito rapidamente dopo le notizie dell’attacco, mentre il gas naturale mostra forti tensioni. Il timore principale è legato allo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il transito di una quota rilevante del greggio mondiale.
Ogni destabilizzazione dell’area del Golfo produce automaticamente una fiammata sui prezzi dell’energia, con ricadute dirette su carburanti, trasporti e bollette. L’Europa osserva con preoccupazione, consapevole della propria dipendenza energetica. Le compagnie energetiche registrano forti oscillazioni in borsa, mentre gli analisti parlano di possibile nuova pressione inflattiva qualora il conflitto dovesse protrarsi.
Le principali piazze finanziarie europee e americane hanno reagito con ribassi diffusi. L’incertezza geopolitica spinge gli investitori verso asset considerati più sicuri, mentre i settori più esposti alle tensioni energetiche subiscono le perdite maggiori.
La volatilità è tornata protagonista, con movimenti repentini su indici, valute e materie prime. Il rischio, sottolineato in studio, è che l’escalation possa generare una fase di instabilità prolungata, capace di incidere su crescita economica e occupazione.
La tensione ha raggiunto il Libano, dove è attesa l’operatività della Brigata Sassari nelle missioni internazionali. Il rischio di un coinvolgimento diretto nel teatro di crisi aumenta l’attenzione anche in Italia. Parallelamente, la situazione resta delicata a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, dove il blocco dei voli ha avuto ripercussioni internazionali.
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