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Igor Protti, l’ultimo eroe romantico del calcio rivive nel film di Luca Dal Canto a Cagliari Francesca Figus e Luca Dal Canto
Il regista Luca Dal Canto arriva a Cagliari per presentare il film “Igor, l’eroe romantico del calcio”, dedicato alla figura iconica di Igor Protti. L’evento si tiene al Notorius Cinemas, con la partecipazione speciale di Leonardo Pavoletti, creando un ponte tra passato e presente calcistico. Dal Canto sottolinea subito il cuore del progetto dichiarando: “Raccontiamo la carriera di Igor, ma soprattutto l’umanità che c’è dietro al campione e il calcio degli anni ’90”. Il documentario, già presentato al Bifest di Bari, si inserisce nel panorama culturale sportivo contemporaneo con forte valore narrativo.

Il film si distingue per l’approfondimento della dimensione personale di Igor Protti, andando oltre i successi sportivi e i record segnati nelle diverse categorie. Il regista spiega che il progetto nasce da una precisa volontà autoriale, condivisa con lo sceneggiatore Alberto Battocchi, di esplorare l’uomo dietro il campione. Dal Canto afferma chiaramente: “Il nostro obiettivo era capire le emozioni che lui provava, la sua famiglia, l’infanzia e da dove nasceva la sua unicità”. Questa narrazione trasforma Protti in un simbolo letterario moderno, vicino alla figura dell’eroe romantico ottocentesco profondamente legato alla comunità.
Uno degli elementi centrali del film è il confronto tra il calcio degli anni ’90 e quello contemporaneo, evidenziando profonde differenze culturali e sociali. Secondo Dal Canto, il calcio di quel periodo era caratterizzato da maggiore passione, appartenenza e autenticità, elementi oggi percepiti come in declino. Il regista dichiara: “Non esistono più figure come Protti o Riva, perché oggi il calcio non mette più i tifosi al centro del gioco”. Questa riflessione amplia il racconto sportivo, trasformandolo in una critica culturale sul cambiamento dei valori nel mondo del calcio moderno.
Il legame personale di Luca Dal Canto con Igor Protti rappresenta un elemento narrativo fondamentale, radicato nei ricordi d’infanzia vissuti allo stadio con il nonno. Il regista racconta con emozione il primo gol visto dal vivo, segnato proprio da Protti, momento che ha segnato profondamente la sua passione calcistica. Dal Canto ricorda: “Il primo gol che ho visto allo stadio era di Protti contro il Licata e da quel momento sono rimasto legato a lui”. Questa memoria personale rafforza l’autenticità del film, trasformando la storia in un racconto universale capace di coinvolgere diverse generazioni.
Intervista a cura di Francesca Figus
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