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Il farmacista sardo che rivoluzionò la spesa italiana: Giovanni Nughes e il successo del Dado Star Cristian Asara
Una ricetta nata lontano dagli uffici delle grandi industrie alimentari. Il celebre Dado Star ha visto la luce sul banco di una farmacia di Robecco sul Naviglio, grazie all’intuizione di Giovanni Nughes, originario di Santu Lussurgiu, in Sardegna.
A riavvolgere il nastro dei ricordi in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera è il figlio Francesco Nughes: «La verità è che se mio padre avesse avuto spirito commerciale oggi racconteremmo una storia diversa». Dopo la laurea conseguita a Genova e gli anni del dopoguerra, il farmacista sardo avviò un’intensa fase di prove pratiche fino a raggiungere la formula ideale, composta da una base con il 13% di estratto di carne unita a verdure e sale. I primi passi avevano un carattere del tutto casalingo: la moglie controllava la lavorazione, mentre una speciale stecca di metallo serviva a porzionare i pezzi con precisione.

Un passaggio decisivo arrivò dall’incontro con Danilo Fossati, patron del marchio Star. Fossati rilevò il brevetto riconoscendo a Nughes 3,50 lire per ciascun pezzo venduto, affidandogli subito la direzione tecnica dello stabilimento.
Nughes conquistò il rispetto e l’affetto dei colleghi in fabbrica, dove amava festeggiare il proprio onomastico offrendo gelati dell’iconico furgoncino Motta a tutte le maestranze. Oltre al celebre dado, l’inventiva del tecnico isolano portò alla nascita di marchi entrati stabilmente nelle dispense italiane, dalla camomilla Sogni d’oro al Gran Ragù, fino alla passata Pummarò, nata dall’idea di proporre un pomodoro già pronto rispetto ai tradizionali pelati da passare in casa.
Nel 1962 entrò nell’organico aziendale anche il figlio Francesco Nughes, che affiancò il padre apprendendone il metodo di lavoro. Quella fase portò a un continuo ricambio di novità sugli scaffali, compresi i primi cibi liofilizzati e l’Estathé.
La scomparsa di Giovanni Nughes nel 1974 lasciò un vuoto profondo tra gli operai e i collaboratori della fabbrica, che quel giorno si fermarono in silenzio per rendergli omaggio. Il legame con quella prima formula resta ancora oggi vivo nei gesti quotidiani, mantenendo intatta la consuetudine di arricchire ogni piatto con il dado inventato in farmacia.
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