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Il mistero della Stella Vega: un disco di polveri liscio e senza pianeti Giuseppe Valdes
Recenti osservazioni effettuate dai telescopi spaziali Hubble e James Webb hanno svelato dettagli affascinanti sulla Stella Vega, una delle stelle più luminose del cielo notturno dell’emisfero settentrionale. Situata a 25 anni luce dalla Terra, Vega presenta un disco di gas e polveri straordinariamente uniforme che circonda la stella, esteso per ben 160 miliardi di chilometri. Questo disco rappresenta un enigma per gli scienziati, poiché mette in discussione le teorie attuali sulla formazione planetaria. Ecco cosa è stato scoperto e come queste rivelazioni potrebbero cambiare la nostra comprensione dei sistemi esoplanetari. Il punto con Manuel Floris, astrofisico e direttore scientifico de Il Planetario de L’Unione Sarda.

Vega non è una stella comune. Con una luminosità 40 volte superiore a quella del Sole e un’età stimata di circa 450 milioni di anni, Vega rappresenta un laboratorio ideale per lo studio dell’evoluzione dei sistemi stellari. L’uso combinato dei telescopi Hubble e Webb ha permesso di ottenere una visione dettagliata e senza precedenti del disco circumstellare di Vega.
Il telescopio Webb, grazie alla sua sensibilità all’infrarosso, ha rilevato la radiazione emessa da particelle di polvere delle dimensioni della sabbia, che orbitano attorno alla stella. Ha inoltre osservato l’alone di polvere calda del disco esterno, che si estende da 11 a 24 miliardi di chilometri dalla stella, mentre il disco interno si estende dal bordo del disco esterno fino alla zona vicina alla stella stessa.
Il dettaglio più sconcertante emerso dalle osservazioni è l’estrema uniformità del disco della Stella Vega. Come ha sottolineato Andras Gáspár dell’Università dell’Arizona, “È un sistema misterioso perché è diverso da altri dischi circumstellari che abbiamo osservato. Il disco di Vega è liscio, ridicolosamente liscio.” La mancanza di irregolarità rilevabili, come perturbazioni causate da pianeti di grandi dimensioni, rappresenta una sfida per le teorie attuali.
L’unica irregolarità identificata è una piccola lacuna situata a circa 60 unità astronomiche dalla stella (più del doppio della distanza di Nettuno dal Sole). Secondo Schuyler Wolff, autore principale dello studio, questa lacuna è il risultato della pressione della luce stellare, che spinge le particelle più piccole verso l’esterno più velocemente rispetto a quelle più grandi.

Le prime osservazioni significative di Vega in infrarosso risalgono al 1984, quando il satellite IRAS della NASA registrò un eccesso di radiazione infrarossa, indicando la presenza di un disco di polveri che si estendeva ben oltre l’orbita di Plutone. In seguito, le osservazioni del telescopio spaziale Spitzer e di vari osservatori terrestri, come ALMA in Cile, hanno confermato l’esistenza di questo disco. Tuttavia, nessuno strumento era riuscito a rivelare i dettagli del disco di Vega con la precisione ottenuta dai telescopi Webb e Hubble. Questi nuovi dati stanno ora portando gli scienziati a rivedere le loro teorie sui dischi circumstellari e sulla formazione planetaria.
Un confronto interessante può essere fatto tra il sistema di Vega e quello di Fomalhaut, un’altra stella di età e temperatura simili. Fomalhaut presenta tre distinte fasce di detriti, probabilmente modellate dalla presenza di pianeti, mentre Vega mostra un disco molto più omogeneo e senza segni di influenza gravitazionale di pianeti di grandi dimensioni.
George Rieke, dell’Università dell’Arizona, ha commentato: “Data la somiglianza fisica tra Vega e Fomalhaut, perché quest’ultima sembra aver formato pianeti mentre Vega no? Qual è la differenza? L’ambiente circumstellare o la stella stessa hanno creato questa differenza?”