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Radiolina Grande più di un'isola
Gli Editoriali de L'Unione Sarda
micRadiolina today20 Luglio 2026 6
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Il Mondiale della politica – di Lorenzo Piras Radiolina
L’ultimo atto dei Mondiali ha celebrato il trionfo della Spagna in un’edizione, la ventitreesima della storia, scandita da indimenticabili emozioni sportive ma anche pesanti risvolti geopolitici. La colossale macchina organizzativa ha retto l’urto del primo storico torneo a quarantotto squadre, mettendo a referto il primato assoluto di spettatori negli stadi, oltre 4 milioni e mezzo solo nella fase a gironi. La tanto discussa dislocazione geografica tra tre nazioni ha mostrato però una riuscita a correnti alternate a causa delle enormi distanze logistiche. I lunghi spostamenti aerei tra Canada, Stati Uniti e Messico hanno messo a dura prova la tenuta fisica degli atleti e le tasche dei tifosi.

D’altro canto, la rassegna ha subito fin dai primi giorni gli influssi della politica, a cominciare dalle accese polemiche sui sistemi di sicurezza delle città ospitanti fino alle tensioni tra Usa e Iran, che hanno disturbato gli animi di tutti, comprese le rispettive selezioni. Il palcoscenico sportivo è, inoltre, diventato terreno di scontro istituzionale per via delle ripetute interferenze del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulle dinamiche gestionali dell’evento.
Il caso dei rapporti forse troppo diretti con il capo della Fifa Gianni Infantino è detonato come una bomba con tutto il suo fragore in occasione della squalifica revocata al calciatore americano Folarin Balogun, dopo l’espulsione contro la Bosnia. Una caduta di stile che ha minato la stessa credibilità del calcio nella celebrazione del suo momento più alto, cioè il torneo iridato.
Il campo ha espresso verdetti tecnici altrettanto netti e clamorosi. La kermesse nordamericana ha sancito il tramonto sportivo di Cristiano Ronaldo, autore di prestazioni non all’altezza della sua fama. Al contrario Erling Haaland e Kylian Mbappé hanno incantato le platee con giocate di assoluto spessore tecnico.
L’attaccante francese ha conquistato la Scarpa d’Oro del torneo, stabilendo persino il record di reti complessive nella storia della competizione, 22 su 22 match, 10 soltanto in questa edizione. Il suo straordinario bottino personale non è bastato a evitare l’eliminazione della Francia nella semifinale contro la Spagna. I transalpini hanno poi ceduto il passo all’Inghilterra di Thomas Tuchel in una spettacolare e pirotecnica finale per il terzo e quarto posto terminata 6-4.
Il Mondiale allargato ha infine regalato favole indimenticabili grazie alle nazionali minori. Le incredibili cavalcate di Egitto e Capo Verde hanno sovvertito ogni pronostico della vigilia uscendo a testa altissima solo contro le superpotenze del calcio globale. Insieme a loro, altre debuttanti e cenerentole della competizione hanno dimostrato che il divario tecnico internazionale si sta riducendo sensibilmente.
E mentre la Fifa valuta già le riforme per i prossimi eventi, in Italia si attende che lo staff di Giovanni Malagò, formato da Paolo Maldini e Leonardo, chiuda il cerchio attorno alle candidature e nomini il nuovo ct. Ma all’Italia calcistica, oggi, non basta un uomo qualunque: per ritornare a qualificarci e – magari – rivincere un Mondiale servirà un selezionatore illuminato e innovativo, capace di influenzare la mentalità di tutto il movimento. L’importante è avere ben chiaro un concetto: le minestre riscaldate e l’amichettismo, anche nel calcio, non portano lontano.
Lorenzo Piras
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