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Il post del Lunedì – Le incognite di Elmas Radiolina
Le code ai controlli sono il problema che i passeggeri vedono. Ma l’incertezza più grave dell’aeroporto di Cagliari è quella che ancora non si vede: nessuno sa quale scalo potrà diventare e neppure chi dovrà deciderlo.
Elmas cresce, ma rischia di non riuscire a crescere abbastanza. Ha superato i cinque milioni di passeggeri, è il principale scalo della Sardegna e continua ad aumentare traffico e collegamenti. A luglio ha registrato oltre 5.400 movimenti, il 7 per cento in più dello scorso anno.
Un successo che si paga: lunghe code ai controlli, voli concentrati nelle stesse fasce orarie, un terminal che nei momenti di punta mostra i suoi limiti.
Ma il freno potrebbe anche essere un altro. Cagliari convive con l’aeroporto militare di Decimomannu e con uno spazio aereo nel quale traffico civile, militare e addestrativo devono coordinarsi.
E qui emerge un paradosso: Olbia, che non ha questo vincolo, dichiara una capacità teorica fino a 30 movimenti l’ora. Più o meno il doppio di Elmas. I numeri andranno aggiornati e confrontati con criteri omogenei. Ma Decimomannu rappresenta sicuramente un limite importante per le ambizioni dello scalo cagliaritano.
E proprio mentre Elmas avrebbe bisogno di capire quanto può crescere e quali investimenti servono, resta aperta la partita su chi governerà il suo futuro. Il progetto di integrazione degli aeroporti sardi e l’ingresso dei privati sono sospesi per le giuste perplessità su metodo, condizioni e necessità della cessione.
Terminal sotto pressione, spazio aereo da condividere, proprietà da ridefinire: tre incognite che non si possono sottovalutare ancora per molto.
Bepi Anziani
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