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Italia tra rinnovabili, nucleare e transizione energetica Nicola Scano
Le discussioni in Italia sulla transizione energetica si concentrano sulle difficoltà legate allo sviluppo delle fonti rinnovabili, sul ritorno del dibattito sul nucleare e sull’influenza crescente della Cina nello scenario globale. Ospiti di Nicola Scano a Radar Emma Lupano, docente di lingue e letteratura cinese all’Università di Cagliari. e Chicco Testa, uno dei più autorevoli esperti in materia di energia. Oggi è il presidente di AssoAmbiente.

In Italia si confrontano due visioni opposte sullo sviluppo energetico: da un lato, un ambientalismo definito ideologico che si oppone a nuove infrastrutture, anche sostenibili; dall’altro, un approccio più pragmatico che punta a soluzioni attuabili. Questa contrapposizione ostacola l’avanzamento di impianti energetici e infrastrutture necessarie, incluse quelle per i rifiuti o l’energia solare.
L’obiettivo di una transizione energetica basata sulle rinnovabili è ampiamente condiviso, ma la gestione attuale è percepita come inefficiente. In alcune regioni, come la Sardegna, l’elevato numero di richieste di installazione per impianti eolici e fotovoltaici alimenta dubbi su potenziali speculazioni, soprattutto da parte di società poco strutturate.
La Sardegna rappresenta un caso emblematico delle tensioni legate allo sviluppo delle rinnovabili. Pur esistendo un forte desiderio di partecipare alla transizione, i cittadini manifestano preoccupazioni per l’impatto paesaggistico e sospetti di speculazione da parte di soggetti esterni al territorio.
Una delle principali criticità delle fonti rinnovabili, come eolico e solare, è la loro intermittenza. La produzione energetica non è continua né prevedibile, rendendo necessario il ricorso a fonti programmabili. L’accumulo energetico tramite batterie è ancora costoso e limitato nel tempo, specialmente in condizioni di bassa produzione.
L’energia nucleare torna al centro del dibattito italiano come possibile opzione a basse emissioni. La guerra in Ucraina ha evidenziato la vulnerabilità degli approvvigionamenti energetici, spingendo a considerare il nucleare come parte di una strategia diversificata, insieme a rinnovabili e centrali a gas. Persistono però resistenze culturali e timori spesso infondati.
L’idrogeno verde è visto come un vettore energetico promettente, ma la sua produzione richiede grandi quantità di energia da fonti rinnovabili. Attualmente, i costi elevati e l’inefficienza del processo ne limitano l’applicazione su larga scala. Resta comunque un’opzione strategica per lo stoccaggio energetico nel lungo termine.
Le politiche europee, in particolare il Green Deal, mirano a velocizzare la transizione energetica, ma hanno generato difficoltà per industrie e cittadini. Cresce l’attenzione verso la sicurezza energetica e la competitività economica, mentre la complessità normativa e la mancanza di una pianificazione efficace ostacolano l’attuazione degli obiettivi fissati.
La Cina è sempre più presente nello scenario globale, con una strategia energetica e diplomatica pianificata a lungo termine. Ha consolidato la propria posizione di leadership nelle tecnologie verdi e nella produzione industriale, spingendo l’Occidente a riconsiderare il proprio approccio alla transizione.
Pechino sta investendo in modo sistematico nella formazione di competenze nei settori chiave come l’intelligenza artificiale e l’energia pulita. La Cina punta all’autonomia tecnologica, rafforzando il mercato interno e diventando un attore centrale nella decarbonizzazione globale, con una crescita che è stata spesso sottovalutata dall’Europa.
Conduce Nicola Scano
Puntata del 05/04/2025