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La plastica che si dissolve nel mare Cristian Asara
Un team di scienziati giapponesi del RIKEN Center for Emergent Matter Science (CEMS) ha creato un materiale rivoluzionario: una plastica resistente, biodegradabile e che si dissolve completamente nell’acqua marina, senza lasciare residui nocivi.
A differenza delle plastiche biodegradabili esistenti, che spesso falliscono nel degradarsi in mare, questa nuova formulazione, basata su polimeri supramolecolari, si scompone in modo controllato grazie a legami chimici reversibili. I suoi componenti, esametafosfato di sodio (un additivo alimentare) e monomeri a base di ioni guanidinio, sono facilmente metabolizzati dai batteri, garantendo una biodegradazione completa.

Ma i vantaggi non finiscono qui. Questa plastica è atossica, non infiammabile, non produce CO₂ durante lo smaltimento ed è persino riciclabile. Ancora più sorprendente, in soli 10 giorni nel suolo si dissolve completamente, rilasciando fosforo e azoto, elementi nutritivi per le piante, agendo come un fertilizzante naturale.
Questa scoperta, pubblicata sulla rivista Science, è una vera svolta. Sebbene siano necessari ulteriori sviluppi per la produzione su larga scala, rappresenta una speranza concreta per un futuro libero dall’inquinamento da plastica. L’adozione di questa tecnologia da parte dell’industria potrebbe finalmente invertire la rotta, proteggendo l’ambiente e la nostra salute. La ricerca continua per rendere questa plastica competitiva sul mercato, ma il messaggio è chiaro: un futuro sostenibile è possibile.
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