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La sentenza su Chiara Ferragni segna davvero la fine dell’Influencer Marketing? Francesca Figus, Camilla Setzu
Il mondo degli influencer sta attraversando una trasformazione profonda dopo il caso Chiara Ferragni, segnando una frattura netta nel modo in cui i brand scelgono i testimonial.
Camilla Setzu, social media manager presso il Corriere della Sera e marketer afferma: «C’è stato davvero un prima e un dopo Chiara Ferragni, perché quel modello di ambassador valoriale oggi non funziona più».

Secondo l’esperta, Ferragni non rappresentava più una semplice influencer, ma una figura istituzionale scelta per incarnare messaggi sociali e culturali oltre il prodotto. Setzu spiega: «Lei non era più un’influencer, ma un’ambasciatrice chiamata a rappresentare valori, come dimostra la sua presenza a eventi simbolici come Sanremo».
Nel nuovo scenario digitale emerge una distinzione sempre più netta tra influencer tradizionali e creators, con i secondi premiati per creatività e capacità narrativa. Camilla Setzu chiarisce: «I creators costruiscono format di valore e inseriscono i brand in una storia, mentre molti influencer si limitano a mostrare prodotti a una fanbase».

L’esperta osserva come molti profili continuino a lavorare pur offrendo contenuti ripetitivi, privi di identità e scollegati da valori reali e riconoscibili. Setzu sottolinea: «Chi si propone solo come vetrina può ancora lavorare, ma l’appiattimento dei contenuti è evidente e limita la crescita reale nel tempo».
Nel clima di maggiore cautela, i brand puntano sempre più sugli sportivi, considerati testimonial affidabili, coerenti e meno esposti a crisi reputazionali. Camilla Setzu conclude: «Scegliere uno sportivo come ambassador è una decisione più sicura e strategica, perché incarna disciplina, impegno e valori universalmente riconosciuti».
Intervista a cura di Francesca Figus
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