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Legge elettorale: «La Sardegna rischia di perdere peso democratico» Giulio Zasso, Michele Ruffi, Marco Meloni
La nuova legge elettorale, lo spopolamento e la perdita di rappresentanza parlamentare della Sardegna sono al centro delle preoccupazioni del senatore del Partito Democratico Marco Meloni, intervenuto per affrontare le principali questioni politiche nazionali e regionali. Nel colloquio, il parlamentare contesta le modalità con cui è stata modificata la normativa elettorale, denuncia l’insufficienza delle misure adottate per attuare il principio costituzionale di insularità e propone di tutelare il numero dei rappresentanti sardi in Parlamento. «Noi sotto i 15 parlamentari non dobbiamo scendere», afferma Meloni, indicando nella salvaguardia della rappresentanza democratica una priorità per il futuro dell’Isola.

La riforma della legge elettorale è uno dei principali motivi di scontro tra maggioranza e opposizione. Marco Meloni, che ha seguito l’iter del provvedimento al Senato, critica innanzitutto la scelta di modificare le regole del voto a ridosso delle prossime elezioni senza un accordo ampio tra le forze politiche. Secondo il senatore, una riforma di questa portata dovrebbe nascere da un confronto condiviso, soprattutto quando riguarda le regole fondamentali della rappresentanza democratica. «Siamo molto contrari principalmente a una cosa: al fatto che una maggioranza si cambi per conto suo la legge elettorale a pochi mesi dal voto», dichiara.
Tra gli aspetti contestati c’è il meccanismo del premio di maggioranza, che, nella ricostruzione proposta dall’esponente dem, potrebbe determinare una differenza significativa nella distribuzione dei seggi anche a fronte di risultati elettorali molto ravvicinati. Meloni solleva inoltre dubbi sulla capacità della riforma di assicurare una governabilità stabile nel caso in cui nessuna coalizione raggiunga la soglia prevista. «È una legge pensata per Giorgia Meloni», sostiene il senatore, attribuendo alla riforma una finalità politica legata agli equilibri della maggioranza e alle prospettive del governo.

Un altro punto centrale riguarda l’introduzione delle preferenze e la possibilità per gli elettori di scegliere direttamente i propri rappresentanti. Meloni spiega che il Partito Democratico avrebbe sostenuto una soluzione più ampia, estendendo il voto di preferenza a tutti i parlamentari, anziché limitarne gli effetti a una parte degli eletti. Il senatore ritiene infatti che il meccanismo previsto non garantisca un’autentica possibilità di selezione dei candidati da parte dei cittadini, soprattutto nei territori in cui vengono assegnati pochi seggi. «Noi stiamo dalla parte di chi ha presentato un emendamento perché i parlamentari e le parlamentari fossero scelti tutti con le preferenze», afferma.
Per la Sardegna, il problema assume un rilievo particolare: secondo l’analisi di Meloni, il sistema rischia di lasciare agli elettori margini di scelta molto ridotti, con gran parte degli eletti determinati dalla posizione occupata nelle liste. Il risultato sarebbe una rappresentanza meno direttamente collegata alle preferenze dei cittadini. «Non è una libera scelta degli elettori», osserva il parlamentare, evidenziando la distanza tra la possibilità formale di esprimere una preferenza e l’effettiva capacità di incidere sulla composizione del Parlamento.
La diminuzione della popolazione sarda costituisce, secondo Meloni, una delle principali minacce alla capacità dell’Isola di far sentire la propria voce nelle istituzioni nazionali. Il senatore precisa che la riduzione del numero dei parlamentari attribuiti alla Sardegna non deriva direttamente dalla nuova legge elettorale, ma dai dati demografici utilizzati per la ripartizione dei seggi. Il fenomeno dello spopolamento, soprattutto se accompagnato dalla partenza dei giovani, rischia quindi di produrre conseguenze politiche durature, riducendo il numero dei rappresentanti chiamati a difendere gli interessi del territorio. «È davvero un tema di possibilità per i cittadini di incontrare un essere umano che li rappresenti», dichiara Meloni.
Per contrastare questa tendenza, il parlamentare propone di introdurre una forma di tutela della rappresentanza per le regioni e le isole maggiormente esposte al declino demografico. L’obiettivo è evitare che la diminuzione degli abitanti si traduca automaticamente in un ulteriore indebolimento della presenza sarda nelle istituzioni. La proposta, nelle intenzioni del senatore, dovrebbe coinvolgere anche altre realtà territoriali, a partire dalla Sicilia, e diventare una battaglia condivisa tra le diverse forze politiche.
Il tema della rappresentanza si intreccia con quello del principio di insularità, entrato nella Costituzione italiana nel 2022. Per Meloni, il riconoscimento costituzionale rappresenta un passaggio importante, ma non sufficiente se non viene accompagnato da provvedimenti capaci di incidere concretamente sulla vita quotidiana dei cittadini. Trasporti, energia, sanità e istruzione sono alcuni degli ambiti nei quali le caratteristiche geografiche e demografiche della Sardegna richiedono strumenti normativi specifici e risorse adeguate. «Non solo risorse, ma anche norme speciali», sottolinea il senatore, indicando la necessità di superare un’applicazione uniforme delle regole nazionali che, a suo giudizio, non tiene adeguatamente conto delle peculiarità delle isole.
Il parlamentare contesta inoltre l’operato del governo, sostenendo che nella legislatura non siano stati compiuti progressi sufficienti per tradurre il principio costituzionale in interventi strutturali. Tra le iniziative richiamate figura la proposta di una commissione bicamerale dedicata all’insularità, oltre alla necessità di una disciplina capace di valutare l’impatto delle nuove leggi sui territori insulari. «Quattro anni sono pochi dal punto di vista costituzionale», riconosce Meloni, precisando però che questo non giustifica l’assenza di risultati concreti e che le peculiarità della Sardegna richiedono risposte politiche specifiche.
Le conseguenze dell’insularità, secondo il senatore, emergono in diversi servizi essenziali. I collegamenti con la penisola, i costi dell’energia e del trasporto delle merci, l’organizzazione della rete sanitaria e la distribuzione dei servizi scolastici richiedono interventi calibrati sulle condizioni effettive del territorio. A pesare sono anche la distribuzione della popolazione, la presenza di piccoli centri e le difficoltà di garantire servizi adeguati nelle aree meno abitate. «Abbiamo delle peculiarità che richiedono interventi molteplici, sia sul lato fiscale e finanziario sia su quello normativo», spiega Meloni.
Tra le questioni segnalate nell’intervista figura anche il dimensionamento scolastico, che rischia di penalizzare i territori con una popolazione dispersa o in diminuzione. Il senatore richiama inoltre l’esigenza di affrontare i maggiori costi legati ai collegamenti e alla movimentazione delle merci, con ricadute sul costo della vita per famiglie e imprese. La sua proposta è costruire un fronte politico trasversale, capace di superare gli schieramenti quando sono in gioco gli interessi generali dell’Isola. «Io vorrei che noi lo facessimo insieme», afferma, rivolgendosi idealmente anche ai parlamentari della maggioranza.
Nel corso dell’intervista, il senatore torna sulla necessità che la tutela della Sardegna diventi una priorità comune per tutti i rappresentanti eletti nell’Isola. Meloni ricorda le iniziative parlamentari promosse per dare attuazione al principio di insularità e sottolinea la distanza tra le proposte presentate e i risultati ottenuti. Tra gli esempi cita il fondo dedicato all’insularità, che, secondo quanto riferito, sarebbe stato ridimensionato rispetto alle richieste iniziali e non avrebbe ancora prodotto effetti concreti adeguati. «Sono temi sui quali i sardi sono uniti e credo che anche i loro rappresentanti debbano esserlo», dichiara.
Il senatore menziona anche altre questioni che, a suo giudizio, meriterebbero un confronto meno condizionato dalle appartenenze politiche, tra cui i costi del trasporto delle merci, l’organizzazione dei servizi e la distribuzione dei detenuti sottoposti al regime del 41-bis. Il filo conduttore della sua posizione è la necessità di considerare la Sardegna non come un territorio al quale applicare automaticamente le stesse soluzioni adottate altrove, ma come una realtà con esigenze specifiche. «La necessità è compensare i maggiori costi derivanti dall’insularità», è il principio che sintetizza la sua impostazione.
Guardando alle prossime elezioni politiche, Meloni ritiene che il centrosinistra debba riuscire a trasformare il malcontento verso il governo in una proposta alternativa credibile e capace di raccogliere un consenso maggioritario. Secondo il senatore, la sfida non consiste soltanto nel criticare l’esecutivo, ma nel presentare un progetto di cambiamento fondato su politiche economiche e sociali efficaci e su una prospettiva europea. Nell’intervista, Meloni richiama anche il ruolo del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), considerato uno degli strumenti che hanno sostenuto la crescita italiana negli ultimi anni. «Noi dobbiamo riuscire a trasformare questa insoddisfazione in un consenso maggioritario per una proposta alternativa di cambiamento del Paese», afferma.
Sul tema della leadership, il senatore si dice fiducioso nella capacità delle forze progressiste di trovare una sintesi attraverso strumenti democratici, comprese eventuali primarie di coalizione. A suo giudizio, il confronto tra i partiti deve tradursi in una scelta chiara sulla guida del governo, senza rinunciare all’autonomia delle diverse componenti politiche. «Se ci sarà bisogno di fare le primarie, le faremo», dichiara, ribadendo la convinzione che il centrosinistra possa competere con il centrodestra se saprà costruire una proposta comune.
Interpellato sulla possibilità che la guida del centrosinistra venga affidata a una figura esterna ai principali partiti della coalizione, collocata tra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, Meloni esprime una posizione netta. Per il senatore, la responsabilità di guidare il governo dovrebbe spettare a chi dirige e rappresenta le forze politiche che compongono la coalizione, seguendo un principio di chiarezza e responsabilità democratica. «È giusto che chi guida e rappresenta i partiti si assuma la responsabilità di governare», sostiene.
Meloni difende inoltre la possibilità che la leadership del Partito Democratico possa aspirare alla guida del governo nazionale, valorizzando il ruolo della segretaria del partito e la capacità di tenere insieme una realtà politica articolata. Il confronto sulla leadership, nella sua prospettiva, dovrà quindi svilupparsi all’interno di un percorso condiviso, senza ricorrere necessariamente a una figura terza. «Chi riesce a guidare per molti anni il Partito Democratico, che è una realtà complicata, penso che abbia le carte in regola per guidare il nostro Paese», conclude.
Dalla riforma elettorale alle politiche per le isole, il messaggio centrale dell’intervista di Marco Meloni riguarda la necessità di garantire alla Sardegna una rappresentanza adeguata e strumenti concreti per superare gli svantaggi legati alla sua condizione geografica e demografica. La diminuzione della popolazione, la riduzione dei seggi e la difficoltà di attuare pienamente il principio di insularità sono questioni strettamente connesse, che richiedono risposte legislative e finanziarie. «Il principio di insularità deve essere trasformato in azioni concrete», afferma il senatore.
La sfida, secondo Meloni, è fare in modo che la tutela dell’Isola diventi un obiettivo condiviso, al di là delle differenze tra maggioranza e opposizione. In gioco non c’è soltanto il numero dei parlamentari eletti in Sardegna, ma la capacità dei cittadini di incidere sulle decisioni nazionali e di ottenere servizi adeguati alle caratteristiche del territorio. «Credo che sia giunto il momento di fare una proposta per bloccare la nostra rappresentanza», conclude, rilanciando l’idea di una soglia minima di tutela parlamentare per la Sardegna e per le altre isole esposte al declino demografico.
Intervista a cura di Giulio Zasso e Michele Ruffi
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