Carlo Giunchi e la moglie, ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, hanno lasciato la Sardegna dopo l’attentato incendiario che nella notte di sabato ha distrutto le loro automobili a Lula, nel Nuorese. I due studiosi erano arrivati nel paese da pochi giorni per seguire il progetto scientifico legato all’Einstein Telescope e avevano trovato una comunità accogliente, partecipando anche ai momenti di socialità locale. “Avevamo raccontato il valore della ricerca sulle onde gravitazionali”, avrebbero spiegato prima di lasciare l’isola, ancora senza conoscere il motivo dell’aggressione. Il direttore de L’Unione Sarda, Emanuele Dessì, è intervenuto in studio per commentare la notizia.

Le indagini sono affidate ai carabinieri della Compagnia di Bitti e al Nucleo Investigativo di Nuoro, impegnati a ricostruire ogni dettaglio dell’attacco. Gli investigatori stanno analizzando i rapporti personali e istituzionali dei due ricercatori, oltre alle poche immagini disponibili delle telecamere presenti nella zona. “Ogni pista resta aperta”, è la linea seguita dagli inquirenti, che stanno cercando eventuali tracce lasciate dagli autori dell’incendio. Al momento non è stato individuato alcun responsabile né è chiaro il bersaglio reale dell’intimidazione.
L’attentato ha riacceso i riflettori sulle tensioni legate al progetto Einstein Telescope, il grande osservatorio internazionale per lo studio delle onde gravitazionali candidato a sorgere nell’area mineraria di Sos Enattos. Tre anni fa, proprio nella stessa zona, era stato ritrovato un ordigno inesploso, episodio che aveva fatto ipotizzare un possibile gesto di matrice terroristica. “Chi non vuole l’Einstein Telescope?”, è la domanda al centro delle verifiche investigative, mentre le autorità cercano di capire se esista un collegamento tra i diversi episodi ostili rivolti al progetto scientifico.
Intervista a cura di Matteo Vercelli
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