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“Ma il caldo è diventato di destra?” L’intervista a Claudio Cerasa Nicola Scano, Claudio Cerasa
Il cambiamento climatico non è più solo una questione scientifica o ambientale, ma è diventato anche un terreno di scontro ideologico e politico. Oggi, paradossalmente, il caldo è percepito come un tema di destra, perché la sinistra sembra aver rinunciato alle soluzioni concrete, lasciando campo libero alla narrazione conservatrice. Ospite della puntata Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio.

I dati sono chiari: le temperature estive continuano a battere record, con migliaia di morti attribuite al caldo estremo. Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, oltre 140.000 morti tra il 2003 e il 2023 in Europa sono legate alle ondate di calore. Eppure, la risposta politica non è più quella un tempo tipica della sinistra.

Un tempo, dinanzi all’emergenza climatica, la sinistra proponeva soluzioni: energie rinnovabili, decarbonizzazione, mobilità elettrica. Oggi, però, la narrazione è cambiata. Di fronte alla necessità di installare pale eoliche o introdurre il nucleare pulito, emergono contraddizioni interne che paralizzano l’azione politica progressista.
Il futuro è elettrico, ma solo se lo si accetta anche quando è “scomodo”. Le auto elettriche cinesi dominano il mercato, e imprenditori come Elon Musk hanno reso la mobilità sostenibile una realtà industriale. Ma la sinistra europea ostacola l’import, invocando protezionismo. Come si può essere ambientalisti e anti-industriali allo stesso tempo?
Per realizzare una vera transizione energetica, il nucleare di nuova generazione è una via sempre più discussa. Tuttavia, gran parte della sinistra continua a considerarlo un tabù. Lo stesso accade con il fenomeno “NIMBY” (Not In My Backyard): si vogliono le rinnovabili, ma non vicino a casa. Una contraddizione che frena ogni progresso.
Oggi, parte della sinistra continua a denunciare l’emergenza climatica, ma non propone più soluzioni praticabili. Anzi, spesso le ostacola. Non vuole il nucleare, non vuole i rigassificatori, non vuole rinunciare al consenso dei lavoratori che temono la transizione. E così si limita a chiedere di “limitare, proibire, rinunciare”..
Intervista a cura di Nicola Scano
La Strambata del 03-07-2025
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