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Maturità 2026, cosa cambia davvero? Manuel Cozzolino
La maturità 2026 segna un cambiamento importante per studenti e docenti, con prove più focalizzate sulle discipline e meno spazio agli elaborati interdisciplinari. “Si rimane abbastanza strettamente sui contenuti disciplinari di quattro materie”, spiega Aldo Pillittu, dirigente scolastico del Liceo Siotto Pintor.

Secondo il dirigente scolastico, l’anno appena trascorso è stato particolarmente intenso, soprattutto per gli studenti impegnati nelle ultime verifiche e nella preparazione dell’esame finale. “È stato un anno scolastico abbastanza impegnativo anche per gli studenti”, sottolinea Pillittu, evidenziando le difficoltà affrontate durante i mesi conclusivi.
Tra le principali modifiche dell’esame di maturità emerge la riduzione delle materie coinvolte, che passano da sei a quattro, tutte indicate direttamente dal Ministero. “Sono sparite definitivamente le tesine e gli elaborati interdisciplinari”, afferma Pillittu, convinto che il nuovo modello renda più chiari criteri e regole dell’esame.
Per il dirigente scolastico, il concetto di maturità resta relativo e legato profondamente al contesto sociale, familiare e culturale nel quale crescono gli studenti contemporanei. “Se i ragazzi vengono investiti di responsabilità, tutte le generazioni rispondono positivamente”, dichiara Pillittu, evidenziando il valore educativo della fiducia verso i giovani.
La scuola moderna deve preparare gli studenti non soltanto al lavoro, ma anche alla partecipazione attiva nella società e nella vita civile del Paese. “Dobbiamo sviluppare essenzialmente le competenze”, spiega Pillittu, ricordando come il mercato richieda oggi capacità trasversali e adattabilità continua.
Secondo il preside del liceo Siotto Pintor, il mondo contemporaneo cambia più rapidamente rispetto alla scuola, imponendo nuove esigenze formative e professionali ai giovani studenti. “Quello che è richiesto oggi non è tanto avere nozioni, quanto sapersi adattare”, sottolinea Pillittu parlando delle trasformazioni sociali e lavorative.
Negli ultimi anni la scuola italiana ha iniziato a considerare l’orientamento come uno strumento fondamentale per accompagnare gli studenti verso il proprio futuro professionale e personale. “La scuola serve a formare delle persone che poi andranno nella società”, afferma Pillittu, ribadendo il valore educativo dell’orientamento scolastico.
Il dirigente scolastico critica l’eccessiva concentrazione delle verifiche nell’ultima fase dell’anno scolastico, considerandola poco efficace dal punto di vista didattico e formativo. “Se si accumulano nell’ultima fase le verifiche inevitabilmente le prestazioni si abbassano”, osserva Pillittu parlando dello stress vissuto dagli studenti.
Per Aldo Pillittu, la scuola contemporanea non deve limitarsi a selezionare gli studenti migliori, ma accompagnare ogni ragazzo verso il proprio percorso di crescita personale. “Le scuole non devono selezionare i migliori e basta”, dichiara il dirigente, insistendo sull’importanza del successo formativo per tutti.
Secondo Pillittu, nei programmi scolastici italiani viene ancora dedicato troppo spazio al passato, trascurando spesso gli eventi e i processi della contemporaneità più recente. “Rischiamo di essere orientati verso una cultura del passato e non guardare il presente”, avverte il dirigente scolastico.
Il liceo classico continua a rappresentare una scuola fondamentale per lo sviluppo delle capacità logiche, linguistiche e trasversali richieste anche dal mondo professionale moderno. “Il liceo classico sviluppa competenze trasversali di logica”, conclude Pillittu, spiegando il valore formativo dello studio del latino e del greco.
Intervista a cura di Simona De Francisci
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