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Meta sospende il Fact Checking: cosa significa per imprese e leader politici? Fabio Leoni
Meta, la società madre di Facebook e Instagram, ha annunciato la cessazione del programma di fact-checking di terze parti sulle proprie piattaforme. La decisione ha suscitato un acceso dibattito a livello globale, dato il ruolo cruciale che la verifica delle informazioni svolge nel contrasto alla disinformazione online. Per approfondire il tema, abbiamo intervistato l’avvocato e docente di informatica giuridica Francesco Paolo Micozzi, che ci ha aiutato a comprendere le conseguenze di questa scelta.

Il fact-checking consiste nella verifica delle notizie per distinguere tra informazioni attendibili e fake news. “I giornalisti professionisti sono i soggetti più affidabili per questo compito, grazie alla loro etica e deontologia“, afferma Micozzi. Tuttavia, anche con l’ausilio di società specializzate, controllare i contenuti condivisi dai miliardi di utenti attivi su Facebook ogni giorno si è rivelato un compito arduo. La diffusione incontrollata di notizie false può persino avere conseguenze pericolose, come la manipolazione dell’opinione pubblica e la creazione di tensioni sociali.
La fine del fact-checking su Meta potrebbe favorire ulteriormente la propagazione di notizie false, amplificate dall’uso dell’intelligenza artificiale. “Oggi le fake news vengono create con tecniche sofisticate che le rendono più credibili e virali, proprio come accadeva con la propaganda nazista“, sottolinea Micozzi. Inoltre, la facilità con cui le informazioni false si diffondono sui social media dimostra quanto sia difficile per molti utenti discernere tra notizie reali e ingannevoli.
Secondo Zuckerberg, il nuovo modello di controllo dei contenuti su Meta sarà simile a quello di X (ex Twitter), basato sulle segnalazioni degli utenti. Tuttavia, Micozzi avverte: “È come chiedere all’oste se il vino è buono. Se la maggioranza decide cosa è vero e cosa no, rischiamo di affidarci a opinioni prive di fondamento scientifico o verificabile“. Questa nuova strategia potrebbe spingere gli utenti più consapevoli ad abbandonare i social, lasciando campo libero alla disinformazione e mettendo a rischio la qualità dell’informazione online.
Intervista a cura di Egidiangela Sechi
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