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Metodo Europa: è ancora possibile ricostruire la cultura della pace? stage@radiolina.it
La crisi dell’ordine internazionale pone dilemmi sempre più immanenti, alimentati dal moltiplicarsi di eventi drammatici che si estendono dal Medio Oriente all’Europa, sollevando la fondamentale domanda che porta a chiederci se ci sia ancora spazio per una cultura di pace. Marco Tarquinio, europarlamentare, afferma che è essenziale ricreare lo spazio per una cultura di pace, poiché, sfortunatamente, è stato bombardato in diversi modi. Questo attacco alla pace è avvenuto anche attraverso le parole e le scelte linguistiche utilizzate per interpretare e presiedere la politica sulla scena globale.

L’Europa ha l’obbligo di spingere in avanti la ricerca di soluzioni improbabili e difficilmente realizzabili. Per quanto riguarda il Vicino Oriente, la soluzione che viene continuamente ribadita come un mantra è quella dei due popoli, due stati in Terra Santa: uno stato israeliano e, accanto ad esso, lo stato palestinese. Tuttavia, la situazione sul terreno è drammatica, caratterizzata da un divoramento di tutte le terre palestinesi portato avanti dal governo Netanyahu.
L’Europa dovrebbe agire per bloccare questa procedura e ribadire con forza la legittimità e la necessità di riconoscere lo spazio e il ruolo del popolo palestinese, nonostante gli eventi accaduti sul terreno. Questo riconoscimento ha senso solo in questa maniera.
Per intervenire in modo efficace, l’Europa dovrebbe tradurre il suo metodo interno — il cosiddetto Metodo Europa — in un’azione politica globale. Questo metodo consiste nell’abbassare i confini anche quando l’azione appare impossibile o irragionevole, come fu fatto tra i paesi europei dopo la Seconda Guerra Mondiale. Sfortunatamente, attualmente l’Europa non è più riconosciuta come un attore credibile a livello internazionale, nonostante abbia ricevuto in passato, nel 2012, il Premio Nobel per la pace per i suoi sforzi.
Secondo le analisi, sta prendendo sempre più corpo una impetuosa corrente d’odio che non solo attraversa la scena internazionale, ma anche quella dei singoli stati. È cruciale lavorare contemporaneamente anche su questo fronte, oltre le iniziative diplomatiche. Le cose sono strettamente connesse: il linguaggio che viene utilizzato è quello che crea e fa maturare le condizioni e le modalità d’azione sul terreno.
L’escalation verbale ha portato a incidenti quasi quotidiani di violazione degli spazi aerei reciproci fra la Russia e i paesi della NATO, in Europa e in altri scenari, compreso il Nord America. È necessario fermarsi e ricostruire una prospettiva diversa.
Questo è il momento di avviare grandi processi politici che riportino tutte le parti agli stessi tavoli. In particolare, l’Europa dovrebbe prendere una grande iniziativa per la riforma delle Nazioni Unite (ONU). La situazione attuale è insostenibile, con le guerre che mettono in crisi l’organizzazione e, in alcuni casi, Capi di Stato che non vengono ammessi sul territorio degli Stati Uniti, che ospitano la sede dell’ONU, a causa di decisioni dell’amministrazione Trump.
Intervista a cura di Simona De Francisci
La Strambata del 29-09-2025
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