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Migranti, riflettori sul CAS di Monastir: la vertenza dei carabinieri

micMariangela Lampis e Carlo Rosastoday18 Settembre 2026 1

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CAS di Monastir, sicurezza e condizioni operative: il Nuovo Sindacato Carabinieri chiede interventi strutturali 

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    Migranti, riflettori sul CAS di Monastir: la vertenza dei carabinieri Fabio Leoni

Il CAS di Monastir torna al centro del dibattito sulla sicurezza in Sardegna, tra sovraffollamento, carenze logistiche e difficoltà operative segnalate dagli operatori. La struttura, progettata per accogliere circa 300 persone, secondo quanto riferito nell’intervista ospiterebbe attualmente un numero molto superiore.  Carlo Rosas, della segreteria regionale del Nuovo Sindacato Carabinieri, descrive una situazione diventata complessa fin dall’avvio delle attività dell’hotspot. “La struttura ha iniziato la sua attività di hotspot senza possedere le idonee caratteristiche logistiche di partenza”, sottolinea Rosas, richiamando criticità già evidenziate anche in Parlamento.

CAS Monastir ( foto archivio US)

Le criticità operative

All’interno del CAS è stata individuata un’area destinata alle procedure sanitarie, all’identificazione dei nuovi arrivati e alla gestione delle eventuali richieste d’asilo. Secondo Rosas, la necessità di gestire persone appena arrivate insieme agli ospiti già presenti crea ulteriori difficoltà sotto il profilo organizzativo. La mobilità interna e le situazioni di tensione richiedono infatti una presenza di personale che, secondo il sindacato, risulta insufficiente. “Il fatto che loro abbiano un contatto fisico con quelli che sono già presenti ha ovviamente una criticità”, afferma Rosas parlando delle procedure sanitarie.

La perimetrazione esterna

Alcuni interventi organizzativi sono già stati realizzati dopo le segnalazioni degli operatori, con lo spostamento delle attività d’identificazione vicino alle aree dedicate all’accoglienza. Questa modifica consente di limitare gli spostamenti interni, riducendo una delle criticità evidenziate nella gestione quotidiana della struttura di Monastir. Resta però aperta la questione della separazione fisica delle diverse aree, insieme alla necessità di prevenire accessi non autorizzati. “Manca ancora la perimetrazione esterna per rendere le aree isolate l’una dall’altra”, evidenzia Rosas, indicando questo intervento come una necessità ancora irrisolta.

La vertenza sindacale

Parallelamente alle problematiche del CAS di Monastir, il Nuovo Sindacato Carabinieri porta avanti una vertenza nazionale insieme alle altre organizzazioni delle Forze Armate. Il 18 luglio, secondo quanto riferito da Rosas, circa 6.000 persone hanno partecipato alla manifestazione organizzata a Roma sulla sicurezza. La mobilitazione riguarda anche il rinnovo contrattuale e la distinzione delle risorse destinate agli stipendi rispetto a quelle operative. “Chiediamo una riforma contrattuale che separi le risorse per gli stipendi da quelle destinate all’operatività e alla specificità”, spiega Rosas illustrando le richieste sindacali.

Risorse per la sicurezza

La vertenza comprende inoltre le condizioni previdenziali e sanitarie del personale, considerate dal sindacato elementi fondamentali per garantire adeguate tutele agli operatori. Secondo Rosas, le esigenze emergenziali non possono essere affrontate facendo affidamento esclusivamente sul sacrificio quotidiano del personale impiegato. Il tema del CAS di Monastir si inserisce quindi in una discussione più ampia sulle risorse necessarie alla sicurezza. “Lo Stato deve finanziare la sicurezza con risorse dedicate, garantendo contratti, tutele sanitarie e previdenza dignitosa per chi serve il Paese”, conclude Rosas.

Intervista a cura di Mariangela Lampis

Caffè Corretto del 17-09-2026

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