La situazione nel centro di accoglienza di Monastir, in provincia di Cagliari, viene descritta come sempre più critica. Dopo la trasformazione da ex Cpa (Centro di prima accoglienza) a hotspot, la struttura si trova a gestire un flusso di migranti appena sbarcati, molti dei quali si allontanerebbero prima ancora di completare le procedure di identificazione. Secondo le sigle sindacali della Polizia, il sistema sarebbe ormai vicino al collasso, con continue fughe notturne che alimentano preoccupazione e tensione sul territorio. Emanuele Dessì, direttore de L’Unione Sarda, è intervenuto in studio per commentare la notizia.

Con il nuovo assetto, il centro non ospita più migranti già identificati e smistati per categoria, ma persone appena arrivate che devono essere fotosegnalate, identificate e sottoposte a visita medica. Durante queste prime 48 ore si trovano in stato di “fermo di accertamento” e, almeno sulla carta, non dovrebbero lasciare la struttura. Tuttavia, secondo i sindacati, la carenza di personale renderebbe impossibile garantire controlli efficaci. Le fughe avverrebbero soprattutto attraverso il muro di recinzione, spesso con numeri rilevanti.
Massimo Vargiu del SIULP parla di una situazione “esplosiva”, denunciando forze insufficienti rispetto al numero di migranti presenti. Critiche anche da Flavio Tuzi dell’ANIP, che contesta la gestione organizzativa. La questora di Cagliari, Rosanna Lavezzaro, respinge però le accuse più dure: conferma il recente decreto di trasformazione in hotspot e assicura che sono già state richieste al Ministero risorse aggiuntive per rafforzare la vigilanza e mettere in sicurezza il centro.
Intervista a cura di Veronica Fadda
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