Dopo più di 50 anni dai primi ritrovamenti nel sito di Mont’e Prama, sono recentemente emerse interessanti scoperte. I primi ritrovamenti casuali risalgono alla primavera del 1974, era stato un agricoltore con il suo aratro a trovare i primi frammenti di una statua. Negli anni il sito è stato oggetto di scavi e indagini. Uno dei pionieri degli studi geofisici sul sito di Mont’e Prama è il Professor Gaetano Ranieri, ingegnere e geofisico.
Nel tempo, le origini, il significato e l’estensione del sito sono rimaste delle incognite. Grazie a ritrovamenti recenti, è stato evidenziato come Mont’e Prama non sia stata solo una necropoli, ma che probabilmente si trattava una sorta di “metropoli dell’antichità“. Come spiega il Prof. Ranieri, si ipotizza che la città si estendesse dal sito attuale – di appena un ettaro – fino allo stagno di Cabras. Nel 2013, sono stati esplorati oltre 16 ettari di terreno attorno al sito archeologico. In questo modo, si è scoperto che dove oggi c’è lo stagno di Cabras, in antichità sorgevano almeno sei nuraghi.
Attraverso lo studio dello stagno e delle paludi dal punto di vista storico e geofisico, si è iniziato ad ipotizzare che lo stagno di Cabras fosse in antichità un lago d’acqua dolce. «Perché costruire un nuraghe a un’altitudine così bassa e così lontano dal mare?», si domanda Ranieri, «Probabilmente per usufruire dell’acqua del lago». Altre scuole di pensiero, come quella del Prof. Torelli, ipotizzano che i nuraghi sorgessero lì a causa della vicinanza a siti minerari.

Grazie alle ricerche nell’ipogeo della chiesa di San Salvatore di Sinis , Ranieri e il suo staff ritengono di aver rinvenuto le evidenze di disegni di epoca nuragica. Attraverso fotografie a infrarossi e a raggi ultravioletti, gli studiosi sono riusciti a ricostruire un complicato puzzle. Sovrapponendo le fotografie infatti, hanno ricomposto immagini che potrebbero essere riconducibili a Mont’e Prama e ai 6 nuraghi sotto lo stagno di Cabras. I nuraghi, si trovano a circa 11 metri di profondità sotto la sabbia e sono più grandi della media. In più, la struttura si è preservata molto meglio rispetto agli altri ritrovamenti.
Nei nuraghi resistiti fino ad oggi, manca la cupola, che invece è presente nei reperti dei modellini di nuraghe. I nuraghi sommersi dello stagno di Cabras invece, sono rimasti intatti, o quasi. Questo suggerisce una nuova ipotesi sul declino della civiltà nuragica. Non invasioni di altri popoli, Fenici, Cartaginesi e Romani e neppure un violento tzunami (come ipotizzato dal giornalista Sergio Frau nel libro “Le Colonne d’Ercole), ma l’effetto devastante di un repentino cambiamento climatico. L’innalzamento delle temperature fino a 4,5 gradi e uragani con venti fino a 300 chilometri all’ora avrebbero fatto crollare la sommità delle torri.
Intervista a cura di Stefano Birocchi
La Strambata del 04-02-2025
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