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Custodia degli animali: il caso dei 13 Pitbull accende il dibattito Fabio Leoni
L’aggressione di 13 cani di razza Pitbull che hanno rischiato di provocare una tragedia in una casa di Cagliari. L’episodio, avvenuto l’8 aprile, ha sollevato numerosi interrogativi in merito alla custodia degli animali e alle relative responsabilità. Abbiamo approfondito questo tema intervistando l’avvocato Salvatore Cappai, noto per il suo impegno e la sua competenza in materia, per comprendere meglio come il diritto italiano gestisce casi di aggressioni e custodia degli animali.

L’avvocato Cappai evidenzia come “la normativa pone a carico dei proprietari una responsabilità molto severa e difficilmente scusabile” per i danni causati dai propri animali. Secondo il codice civile, il proprietario è responsabile dei danni causati dall’animale, anche se questo fosse smarrito o fuggito, fatta eccezione per eventi esterni imprevedibili. Tale responsabilità oggettiva si estende anche al campo penale, dove in caso di aggressioni si possono configurare reati come lesioni personali colpose o, in situazioni estreme, omicidio colposo. Queste considerazioni invitano a riflettere sulla necessità di una gestione responsabile e consapevole degli animali, specie quelli con elevato potenziale di aggressività.

Un altro aspetto analizzato riguarda la possibilità di detenere numerosi cani in un’abitazione. A livello nazionale non esiste una legge specifica che fissi un limite, mentre sono compiti delle normative regionali o comunali definire eventuali restrizioni. Ad esempio, regioni come la Lombardia impongono limiti precisi (fino a 10 cani senza obbligo di segnalazione all’ASL, mentre oltre tale numero si attivano controlli) e alcuni comuni, come Padova, hanno introdotto limiti più restrittivi. Secondo Cappai, “non ci sono differenze per razza: saranno le autorità sanitarie a verificare le condizioni d’accoglienza anche se si tratta di 10 Pitbull o 10 Chihuahua“.
Per quanto riguarda il dibattito sulle razze considerate pericolose, l’avvocato chiarisce che in Italia non esiste attualmente un registro ufficiale. Un precedente elenco introdotto nel 2007 e poi eliminato nel 2009 ha lasciato il posto a ordinanze annuali, che non classificano i cani per razza ma valutano la pericolosità di ogni singolo esemplare in seguito a episodi di aggressione. In questi casi, il cane viene iscritto in un apposito registro e il proprietario è sottoposto a rigorosi adempimenti, quali l’obbligo assicurativo e l’uso obbligatorio di guinzaglio o museruola. Questa soluzione, basata sul comportamento specifico e non sulla razza, sottolinea l’importanza del corretto approccio al rapporto uomo-animale.
Intervista a cura di Luca Neri
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