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Nutrizione oncologica: un’Italia a due velocità Simona De Francisci e Sara Pilotto
Un recente sondaggio condotto dal CIPOMO su 100 centri oncologici italiani rivela che solo il 50 % delle strutture dispone di percorsi nutrizionali strutturati e uniformemente accessibili, con differenze rilevanti tra Nord e Sud Italia. «Oggi sappiamo che mangiare in modo adeguato aiuta il paziente a mantenere la forza, la massa muscolare, l’autonomia», afferma la prof.ssa Sara Pilotto, sottolineando l’importanza della nutrizione oncologica.

«L’alimentazione è assolutamente parte della cura», dice la prof.ssa Pilotto. L’intervista evidenzia come un’alimentazione adeguata sostenga il paziente oncologico nel mantenere forza, massa muscolare e autonomia. Inoltre, «In concerto con l’attività fisica. Dà una mano importante anche le nostre terapie a funzionare meglio». L’approccio integrato – alimentazione, esercizio fisico, supporto psicologico – costituisce un modello di oncologia che guarda alla persona nella sua totalità.

«Il cibo non è solo nutrimento, ma è parte della storia, della socialità, delle abitudini e delle emozioni», spiega la prof.ssa Pilotto. In un percorso oncologico il cibo può diventare conforto, ma anche fonte di fatica. Ecco perché «Lavoriamo in squadra oncologo, dietista e psico-oncologo per sostenere la persona anche nella relazione con il cibo». Preferenze, tempi e cambiamenti vengono ascoltati, procedendo a piccoli passi e con obiettivi realistici.
I dati mostrano «Un’Italia a due velocità», con una maggior concentrazione di centri dotati di percorsi nutrizionali nel Nord (circa il 52 %) rispetto al Sud (19 %). Secondo la prof.ssa Pilotto, «La malnutrizione oncologica arriva a coinvolgere fino al 60-70 % delle persone», rendendo urgente «che la nutrizione clinica diventi una parte strutturale nei percorsi di cura». Serve quindi una direttiva nazionale che eviti queste differenze e renda omogenea l’assistenza nutrizionale oncologica su tutto il territorio.
Le linee guida internazionali e l’attività del CIPOMO puntano a integrare più capillarmente la valutazione nutrizionale e il supporto dietetico nei reparti oncologici. «La gestione nutrizionale precoce e continuativa deve diventare una parte integrante e sistematica del percorso oncologico», conclude la prof.ssa Pilotto. In questa prospettiva l’obiettivo è che ogni paziente oncologico possa accedere tempestivamente a un percorso nutrizionale personalizzato, indipendentemente dal luogo di cura.
Intervento a cura di Simona De Francisci
La Strambata del 12-11-2025
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