Nel Golfo di Oristano è stato smascherato un vasto mercato nero di pesce rubato. Furti nei principali allevamenti di prodotti ittici, seguiti dalla rivendita illegale a diversi ristoranti della zona, hanno portato alla scoperta di alimenti privi di tracciabilità e spesso conservati in pessime condizioni. Questo sistema illecito, oltre a violare la legge, ha messo a rischio la salute dei consumatori ignari. Il punto con Emanuele Dessì, direttore delle testate giornalistiche del Gruppo Unione Sarda.

Quattro titolari di ristoranti della provincia di Oristano sono attualmente indagati per ricettazione e utilizzo di alimenti di provenienza illecita. Le perquisizioni, condotte dalla Polizia con il supporto del Servizio di Igiene e Prevenzione Sanitaria della Asl, hanno confermato gravi violazioni. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Oristano e portata avanti dalla Squadra Mobile in collaborazione con la Capitaneria di Porto, è iniziata mesi fa con l’arresto in flagranza di due persone sorprese a rubare un grande quantitativo di cozze e altri prodotti ittici. La successiva identificazione di due complici ha permesso di scoprire che il furto era solo la punta dell’iceberg di un’attività criminale organizzata e ben strutturata.
Gli investigatori hanno accertato che non si trattava di episodi isolati. Da tempo, infatti, i ristoratori coinvolti si rifornivano settimanalmente da rivenditori illegali, acquistando grandi quantità di orate, spigole, muggini, cozze, vongole e cannolicchi. Tutto ciò avveniva in totale disprezzo delle norme igienico-sanitarie e senza alcuna tracciabilità. Il pesce rubato spesso giungeva nei ristoranti già in cattivo stato di conservazione, aumentando i rischi per la salute pubblica. Gli ignari clienti, infatti, consumavano cibi potenzialmente dannosi, mettendo a rischio la loro incolumità.
Le perquisizioni hanno portato al sequestro di oltre 200 chili di alimenti, tra cui 120 chili di pesce e 80 di carne e salumi. Tra gli alimenti sequestrati, molti erano mal conservati, privi di tracciabilità o addirittura scaduti. Nonostante ciò, erano pronti per essere serviti ai clienti. Oltre alle sanzioni penali, che potrebbero comportare pesanti conseguenze giudiziarie per i ristoratori coinvolti, sono state elevate sanzioni amministrative di diverse migliaia di euro per ciascuno. Inoltre, le attività rischiano lunghi periodi di chiusura, con gravi ripercussioni economiche.
Intervista a cura di Fabio Manca
Caffè Corretto del 13-12-2024
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