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Padri separati in Italia: la legge li tutela davvero?

today6 Giugno 2025 92

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Legge e prassi: perché i padri separati restano svantaggiati

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    Padri separati in Italia: la legge li tutela davvero? Giuseppe Valdes

Le separazioni e i divorzi sono momenti complessi per tutte le famiglie, ma per molti padri separati in Italia si trasformano in veri e propri percorsi ad ostacoli. Abbiamo approfondito il tema con l’Avvocata Cristina Sardu, esperta in diritto di famiglia, per capire quali sono le criticità legali e culturali e quali soluzioni potrebbero garantire maggiore equità genitoriale.

Tribunale (Immagine simbolo)

Legge e prassi: i padri separati sono davvero tutelati?

Secondo l’Avvocata Sardu, la legge italiana prevede un’equa tutela per entrambi i genitori, ma la prassi giuridica e le consuetudini nei tribunali raccontano una realtà diversa. “Ci sono ancora forti resistenze nell’applicare la norma in modo imparziale”, afferma Sardu, spiegando che queste difficoltà non riguardano solo la Sardegna, ma si riscontrano in tutta Italia. Proprio per questo motivo, sono in corso lavori parlamentari per introdurre modifiche legislative che offrano maggiori garanzie ai padri, ancora oggi penalizzati nei fatti.

Pregiudizi culturali: i padri separati svantaggiati nella realtà quotidiana

Uno dei principali problemi segnalati da Sardu riguarda l’assegnazione della casa familiare. In molti casi, i padri devono abbandonare l’abitazione coniugale, anche quando sono economicamente più deboli. “Il principio nasce per proteggere i figli, ma nella pratica sono i padri a subirne le conseguenze”, spiega Sardu.

Le ricadute più frequenti sono:

  • Difficoltà economiche, per l’impossibilità di mantenere due abitazioni;

  • Ostacoli nelle visite e nell’ospitalità dei figli, spesso legati alla precarietà abitativa.

La percezione comune, dice Sardu, è che “la mamma sia sempre favorita”, anche quando il padre potrebbe garantire maggiori attenzioni e qualità di tempo al minore.

Casa condivisa e genitorialità alternata: una proposta realistica?

Un’ipotesi alternativa è quella della “casa familiare fissa” per i figli, con i genitori che si alternano settimanalmente. “È una soluzione praticabile”, conferma l’Avvocata, ma poco adottata, soprattutto perché richiede collaborazione e assenza di conflitto. Inoltre, non tutti i giudici sono sensibili a questo approccio. Spesso si preferisce seguire la consuetudine, piuttosto che analizzare nel dettaglio la situazione e valutare se il minore potrebbe crescere meglio con il padre.

I nuovi padri: più coinvolti, ma poco riconosciuti dalla giurisprudenza

Secondo Sardu, negli ultimi anni si sono registrati “tantissimi passi avanti” nel coinvolgimento paterno. “I padri giovani sono molto più presenti nella vita dei figli e vogliono continuare ad esserlo anche dopo la separazione”, afferma. Tuttavia, la legge e la sua applicazione non si sono ancora aggiornate a questa trasformazione sociale.

È ancora troppo frequente, secondo l’avvocata, che si dica: “I figli stanno con la mamma, perché è la prassi”, anche quando ciò non è nell’interesse reale del bambino. Sardu invita a cambiare prospettiva: valorizzare il ruolo del padre significa migliorare la vita del figlio. Le madri devono capire che riconoscere i diritti paterni non è una sconfitta, ma un vantaggio per tutti.

Verso una nuova cultura della genitorialità condivisa

Per superare gli squilibri attuali, secondo l’Avvocata Sardu serve un cambio di paradigma, che coinvolga istituzioni, magistratura e opinione pubblica. “Privare un figlio del padre non fa mai bene alla famiglia, nemmeno a quella ridefinita”, sottolinea. Occorre quindi costruire una cultura del sostegno reciproco, dove entrambi i genitori siano messi in condizione di essere presenti, anche dopo la separazione.

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