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Patrimonio immobiliare in Sardegna: il 60% delle case ha più di 44 anni

today22 Novembre 2024 111

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Sardegna: il 60% delle case ha oltre 44 anni, urge la riqualificazione edilizia

In Sardegna, le case e la maggior parte degli immobili abitativi risale a oltre 44 anni fa. Su un totale di 1.034.609 case per uso civile, solo il 69,8% è abitato, mentre 312.423 unità restano disabitate. Queste ultime si trovano spesso nei piccoli centri soggetti a spopolamento o sono destinate a seconde case per le vacanze. La situazione evidenzia un patrimonio immobiliare vecchio, spesso in condizioni precarie, che rappresenta un freno alla transizione verso un’edilizia sostenibile. Enrico Fresu, di UnioneSarda.it, ha seguito la vicenda ed è intervenuto in studio per commentarla.

Casa diroccata (foto pixabay)

Uno scenario preoccupante per la sostenibilità edilizia

Secondo Confartigianato Imprese Sardegna, il 61,3% delle abitazioni occupate, pari a 442.700 unità, è stato costruito prima del 1980. In totale, più di 300.000 edifici risalgono a prima di questa data. Il problema non è esclusivo della Sardegna: la media nazionale di case costruite prima del 1980 è del 68%. Tuttavia, l’Isola si piazza al 19° posto tra le regioni italiane per vetustà, con Liguria e Veneto rispettivamente ai poli opposti per anzianità degli edifici.

Le condizioni degli immobili nelle diverse aree

Il 17% degli immobili sardi versa in cattive o pessime condizioni, una percentuale leggermente superiore alla media nazionale del 16,8%. Le situazioni più critiche si registrano a Sassari (19%), Ogliastra (18,1%) e Oristano (17,9%), mentre le case più nuove si trovano nella zona di Olbia-Tempio, con un’anzianità ridotta al 13,9%. Questi dati mettono in luce un’urgenza crescente per interventi di riqualificazione.

Riqualificazione come chiave per il futuro

Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Sardegna, sottolinea l’importanza di agire rapidamente per migliorare l’efficienza energetica e strutturale degli edifici. Interventi mirati e detrazioni fiscali permanenti al 65% potrebbero agevolare la transizione verso un’edilizia più sostenibile, rispondendo alle direttive europee e migliorando il patrimonio abitativo regionale.

Intervista a cura di Fabio Manca
Caffè Corretto del 22-11-2024

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