play_arrow
Peluche intelligenti e pet robot, la nuova frontiera del mercato che conquista le camerette Cristian Asara
Il sogno di un giocattolo capace di interagire in modo reale con i più piccoli attraversa da tempo l’immaginario collettivo. Chi ricorda gli ultimi decenni del secolo scorso ha ben presenti i tormentoni legati a prodotti come il Furby o il robottino Emiglio. All’epoca le campagne pubblicitarie prospettavano l’arrivo di veri e propri assistenti personali o amici instancabili. La realtà si scontrava però con i limiti di una tecnologia non ancora matura, che lasciava spesso spazio a scocche di plastica dai movimenti ridotti. Oggi lo scenario appare mutato grazie allo sviluppo degli algoritmi e dei sistemi di apprendimento automatico.

I nuovi protagonisti del settore si chiamano iMoochi o Kumma e arrivano direttamente dai mercati asiatici. Si tratta di peluche che integrano sistemi evoluti di intelligenza artificiale, capaci di muovere cifre economiche imponenti. Le stime indicano un giro d’affari globale per i pet robot pari a 25 miliardi di euro, con proiezioni che ipotizzano una crescita fino a oltre 76 miliardi entro il prossimo decennio. Una diffusione legata alla capacità di questi oggetti di rispondere agli stimoli in modo personalizzato, simulando reazioni e ritmi tipici di un vero animale da compagnia.
La rapida diffusione di questi dispositivi solleva interrogativi tra gli esperti. Uno studio condotto dall’Università di Cambridge ha messo in luce come la simulazione dell’empatia da parte di un software possa generare confusione nei bambini in età prescolare. Il rischio è la creazione di legami unidirezionali che non sostituiscono le normali relazioni umane. Alcuni modelli testati hanno mostrato vulnerabilità nel sistema di filtraggio dei contenuti, arrivando a formulare risposte del tutto inadeguate o affrontando temi sensibili non adatti alla fascia d’età dei piccoli utenti.
Oltre all’aspetto psicologico, emerge il tema legato alla tutela della riservatezza all’interno delle abitazioni. Molti di questi articoli, pur privi di telecamere, utilizzano microfoni ambientali e sensori costantemente connessi alla rete per migliorare le prestazioni del software. Il continuo flusso di informazioni verso i server esterni ha attirato l’attenzione delle autorità di vigilanza internazionali, preoccupate per la sicurezza dei dati vocali e delle abitudini quotidiane dei nuclei familiari, trasformando di fatto un oggetto ludico in un potenziale raccoglitore di dati privati.
Radio Smeralda del 23 -07-2026
Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina