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Pensioni 2027, taglio agli assegni: ecco quanto si perderà Massimiliano Rais, Angelica D'Errico
Dal 2027 andare in pensione potrebbe diventare più difficile e meno conveniente per molti lavoratori. Da un lato, aumenteranno i requisiti per l’accesso alla pensione, con un mese in più da attendere rispetto al 2026. Dall’altro, la revisione dei coefficienti di trasformazione del sistema contributivo determinerà assegni più bassi a parità di contributi versati e di età pensionabile.
La modifica riguarda il calcolo della pensione sulla base del montante contributivo accumulato durante la carriera lavorativa. Secondo le nuove tabelle del Ministero del Lavoro, dal 2027 il coefficiente applicato a chi lascia il lavoro a 67 anni scenderà dal 5,608 al 5,514, con una riduzione dell’1,68% rispetto al biennio 2025-2026.

I coefficienti di trasformazione sono parametri utilizzati per convertire i contributi accumulati nel corso della vita lavorativa in una pensione. Il loro valore varia in base all’età in cui si lascia il lavoro: generalmente, più si posticipa il pensionamento, maggiore è il coefficiente applicato.
Dal 2027, tuttavia, i nuovi parametri comporteranno una riduzione dell’importo dell’assegno rispetto ai coefficienti attualmente in vigore. A parità di montante contributivo e di età pensionabile, quindi, la pensione sarà più bassa. Rispetto ai coefficienti del 2024, la diminuzione sarà ancora più evidente: il taglio raggiungerà il 3,38% a 64 anni, il 3,65% a 67 anni e il 4,10% a 71 anni.
Alla revisione dei coefficienti si aggiunge l’adeguamento dei requisiti pensionistici legato all’aspettativa di vita. In base alle previsioni riportate, dal 2027 sarà necessario attendere un mese in più per accedere alla pensione di vecchiaia e maturare un mese aggiuntivo di contributi per la pensione anticipata.
Nel dettaglio, i requisiti indicati sono:
Le decorrenze effettive dovranno essere verificate alla luce delle disposizioni applicabili alle diverse categorie di lavoratori.
Per comprendere l’effetto dei nuovi coefficienti, è utile considerare il caso di un lavoratore con una retribuzione annua di circa 30.000 euro e un montante contributivo rivalutato di circa 284.000 euro al momento del pensionamento a 67 anni.
In questo scenario, l’assegno mensile lordo passerebbe da 1.250,13 euro, calcolati con i coefficienti del 2024, a 1.225,01 euro nel biennio 2025-2026, fino a raggiungere 1.204,48 euro dal 2027.
La sola revisione dei coefficienti prevista per il 2027 comporterebbe quindi una riduzione di 20,53 euro lordi al mese rispetto al 2026, a parità di montante contributivo ed età di uscita.
Posticipando il pensionamento a 71 anni, con lo stesso montante contributivo, l’importo mensile lordo arriverebbe invece a 1.394,08 euro, grazie al coefficiente più elevato previsto per un’età di uscita maggiore.
Gli effetti della revisione non si limitano alla riduzione dell’assegno mensile. Considerando l’intero periodo durante il quale si prevede di ricevere la pensione, la diminuzione può tradursi in migliaia di euro di reddito complessivo in meno.
Secondo le stime citate dalla Cgil, una quota di pensione contributiva che con i coefficienti del 2024 valeva 1.500 euro lordi al mese a 64 anni scenderebbe a 1.449,36 euro con i parametri del 2027.
La differenza equivale a circa 658 euro lordi in meno all’anno. Nell’arco della pensione attesa, la perdita cumulata stimata sarebbe pari a 14.207 euro per le donne e 11.574 euro per gli uomini.
Le cifre sono stime e dipendono dall’età di pensionamento, dal montante contributivo e dalle ipotesi utilizzate per calcolare la durata della pensione.
Le simulazioni evidenziano una perdita cumulata più elevata per le donne rispetto agli uomini. La differenza è legata soprattutto alla maggiore speranza media di vita femminile, che comporta un periodo atteso di percezione della pensione più lungo.
Per un assegno iniziale di 2.000 euro lordi mensili, con uscita dal lavoro a 64 anni, le stime indicano una perdita complessiva di 18.943 euro per le donne e di 15.432 euro per gli uomini, considerando le revisioni dei coefficienti del 2025 e del 2027.
Nel caso di una quota contributiva iniziale di 1.000 euro lordi al mese, la riduzione cumulata stimata sarebbe invece di 9.471 euro per le donne e 7.716 euro per gli uomini. Si tratta di proiezioni basate sulla speranza di vita e sulle ipotesi adottate nelle simulazioni, non di importi identici per tutti i futuri pensionati.
La Cgil segnala che l’aumento dei requisiti pensionistici e la riduzione dei coefficienti rischiano di produrre un doppio effetto sui lavoratori: una permanenza più lunga al lavoro e un assegno più contenuto a parità di contributi accumulati.
Secondo Stefania Filetti, segretaria confederale del sindacato, la revisione dei parametri può determinare una riduzione significativa del reddito pensionistico nel corso degli anni. Ezio Cigna, responsabile delle politiche previdenziali, evidenzia inoltre l’impatto economico delle nuove percentuali sul valore delle prestazioni contributive.
Il quadro delineato per il 2027 mostra quindi l’importanza di valutare con attenzione sia il momento del pensionamento sia l’importo previsto dell’assegno, tenendo conto dei requisiti applicabili e dei contributi effettivamente maturati.
Intervista a cura di Massimiliano Rais
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