play_arrow
Perché i proprietari italiani hanno paura di affittare la propria casa? Cristian Asara
L’Italia detiene un record poco invidiabile all’interno dell’Unione Europea: è il Paese con il maggior numero di abitazioni vuote. Secondo il rapporto Federproprietà-Censis, sono circa 8,5 milioni gli immobili le cui chiavi restano chiuse in un cassetto. Si tratta del 25,7% del patrimonio totale intestato a persone fisiche, una cifra che supera di tre volte il dato francese e di quasi sei volte quello tedesco. Spesso si tratta di abitazioni di famiglia situate in borghi di pregio o appartamenti ereditati nell’entroterra, pronti per essere abitati ma lasciati fuori dal mercato.
Mantenere un immobile inutilizzato non è una scelta priva di conseguenze economiche. Oltre al degrado fisico, esiste un peso fiscale reale. Una seconda casa vuota nello stesso comune di residenza comporta una tassazione IRPEF calcolata sulla rendita catastale rivalutata e aumentata. A questo si aggiungono le aliquote IMU che molti comuni hanno scelto di elevare proprio per contrastare lo sfitto. Una scelta di inutilizzo che si scontra con un settore turistico nazionale che produce quasi il 13% del PIL, trasformando ogni estate in un’opportunità persa per i proprietari e per il territorio.

A frenare l’immissione di questi immobili sul mercato non è solo la pressione fiscale, ma un blocco culturale legato alla sicurezza giuridica. Otto proprietari su dieci temono la morosità degli inquilini e la difficoltà di rientrare in possesso del bene. A questo si somma una normativa sempre più complessa: l’introduzione del Codice Identificativo Nazionale (CIN), l’aumento della cedolare secca al 26% e il rischio di sanzioni pesanti scoraggiano la gestione autonoma. Una gestione professionale attraverso gli affitti brevi potrebbe invece generare rendimenti superiori del 20-30% rispetto alle locazioni tradizionali, ottimizzando le tariffe in base alla stagionalità.
In Italia prevale ancora l’idea della casa come riserva di valore statica piuttosto che come risorsa attiva. Nei piccoli comuni e nell’entroterra, questa tendenza contribuisce allo spopolamento e alla perdita di ricchezza. Mettere a reddito il patrimonio immobiliare non è solo un vantaggio per il singolo, ma un modo per rispondere a una domanda turistica in costante crescita, evitando che borghi dal grande valore paesaggistico restino semplici musei a cielo chiuso.
Radio Smeralda, puntata del 13/04/2026
Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina