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Sardegna, le origini del rito dei fuochi di Sant’Antonio

today17 Gennaio 2025 244 1

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Sant’Antonio Abate portò il fuoco agli uomini: la leggenda alla base di un rito molto sentito dai sardi

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    Sardegna, le origini del rito dei fuochi di Sant’Antonio stage@radiolina.it

Oggi, venerdì 17 gennaio è Sant’Antonio Abate, una delle feste più sentite dai sardi. Ieri ci sono stati i primi fuochi in onore del santo e la prima uscita delle maschere del carnevale tradizionale. Oggi a Mamoiada sfileranno i  Mamuthones, gli Issohadores e la Filonzana. Dietro il rito c’è una leggenda antichissima che con la Sardegna ha un legame molto forte. Claudia Zedda, antropologa culturale, approfondisce le origini di questa tradizione.

fuochi di sant'Antonio
Le maschere attorno al fuoco di sant’Antonio (L’Unione sarda)

Sant’Antonio Abate: il santo dei sardi

La festa è molto sentita nell’Isola. Le famiglie sarde in lutto preparano i dolci per il santo e anche le vedove escono a vedere i fuochi. Come ha spiegato Claudia Zedda ai microfoni di Radiolina, i sardi sono molto affezionati a Sant’Antonio, principalmente perché si tratta di un santo che ha avuto a cuore il bene delle persone. Un’antica leggenda infatti, racconta che è stato lui ha portare il fuoco, ricorrente nei riti tradizionali.

La leggenda dei fuochi di Sant’Antonio in Sardegna

La leggenda che si racconta in Sardegna però, è un po’ diversa. Il santo, viene denominato anche sant’Antonio del fuoco o del maiale. Si dice che sant’Antonio sia sceso negli inferi con un bastone di ferula, anche se ci sono versioni che parlano di alloro. Con la ferula il santo è riuscito a portar via dall’inferno qualche scintilla di fuoco e così lo ha donato agli uomini, che fino ad allora non avevano capito il segreto del fuoco. Il fuoco è stato molto importante per lo sviluppo delle civiltà, permetteva di riscaldarsi in inverno, ma anche di cuocere gli alimenti.

Il fuoco porta luce e protegge le persone per tutto l’anno

I fuochi e i riti in onore del santo, sono diversi nei vari paesi della Sardegna, ma l’idea del fuoco è comune a tutti. Si tratta di fuochi diversi rispetto a quelli che si fanno a giugno per san Giovanni, dove si tratta più di una sorta di fumigazione collettiva. A gennaio invece il fuoco ha lo scopo di portare luce ed è anche apotropaico: tutto ciò che gravita attorno al fuoco sarà protetto per tutto l’anno. In alcuni casi ci si dipinge il viso con la fuliggine oppure si preleva la cenere e i tizzoni dal fuoco, si crede infatti che siano benedetti attraverso la mediazione del santo.

Fuochi di sant’Antonio in Sardegna: un rito precristiano

In questo periodo, i fuochi sono anche in onore di san Sebastiano. I due santi non hanno molto in comune. Quello che li lega sicuramente è il periodo dell’anno, ma anche il fatto che entrambi si siano dedicati al benessere dei sardi, portando abbondanza, rinascita e fertilità. Il rito del fuoco ha a che fare più con il periodo, probabilmente deriva da riti agresti che risalgono all’età precristiana.

I dolci per la festa: in tutta la Sardegna protagonisti miele, sapa e frutta secca

Durante le celebrazioni in onore di sant’Antonio il cibo è essenziale, i protagonisti sono soprattutto i dolci e le arance. I dolci da nord a sud dell’Isola, in questo periodo, hanno vari ingredienti in comune. La maggior parte hanno una farcia a base di “pistiddu” con miele o sapa, e poi c’è la frutta secca, sempre presente nei dolci sardi. Questi vengono donati al santo, diventando protettivi per tutto l’anno. Si applica infatti la psicologia de “Sa torratura”: se si dona qualcosa al santo, lui in cambio darà qualcos’altro. Questo, lega le persone, riuscendo a creare comunità.

Intervista a cura di Paola Pilia
Caffè Corretto del 17-01-2025

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