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Sardegna, le origini del rito dei fuochi di Sant’Antonio stage@radiolina.it
Oggi, venerdì 17 gennaio è Sant’Antonio Abate, una delle feste più sentite dai sardi. Ieri ci sono stati i primi fuochi in onore del santo e la prima uscita delle maschere del carnevale tradizionale. Oggi a Mamoiada sfileranno i Mamuthones, gli Issohadores e la Filonzana. Dietro il rito c’è una leggenda antichissima che con la Sardegna ha un legame molto forte. Claudia Zedda, antropologa culturale, approfondisce le origini di questa tradizione.

La festa è molto sentita nell’Isola. Le famiglie sarde in lutto preparano i dolci per il santo e anche le vedove escono a vedere i fuochi. Come ha spiegato Claudia Zedda ai microfoni di Radiolina, i sardi sono molto affezionati a Sant’Antonio, principalmente perché si tratta di un santo che ha avuto a cuore il bene delle persone. Un’antica leggenda infatti, racconta che è stato lui ha portare il fuoco, ricorrente nei riti tradizionali.
La leggenda che si racconta in Sardegna però, è un po’ diversa. Il santo, viene denominato anche sant’Antonio del fuoco o del maiale. Si dice che sant’Antonio sia sceso negli inferi con un bastone di ferula, anche se ci sono versioni che parlano di alloro. Con la ferula il santo è riuscito a portar via dall’inferno qualche scintilla di fuoco e così lo ha donato agli uomini, che fino ad allora non avevano capito il segreto del fuoco. Il fuoco è stato molto importante per lo sviluppo delle civiltà, permetteva di riscaldarsi in inverno, ma anche di cuocere gli alimenti.
I fuochi e i riti in onore del santo, sono diversi nei vari paesi della Sardegna, ma l’idea del fuoco è comune a tutti. Si tratta di fuochi diversi rispetto a quelli che si fanno a giugno per san Giovanni, dove si tratta più di una sorta di fumigazione collettiva. A gennaio invece il fuoco ha lo scopo di portare luce ed è anche apotropaico: tutto ciò che gravita attorno al fuoco sarà protetto per tutto l’anno. In alcuni casi ci si dipinge il viso con la fuliggine oppure si preleva la cenere e i tizzoni dal fuoco, si crede infatti che siano benedetti attraverso la mediazione del santo.
In questo periodo, i fuochi sono anche in onore di san Sebastiano. I due santi non hanno molto in comune. Quello che li lega sicuramente è il periodo dell’anno, ma anche il fatto che entrambi si siano dedicati al benessere dei sardi, portando abbondanza, rinascita e fertilità. Il rito del fuoco ha a che fare più con il periodo, probabilmente deriva da riti agresti che risalgono all’età precristiana.
Durante le celebrazioni in onore di sant’Antonio il cibo è essenziale, i protagonisti sono soprattutto i dolci e le arance. I dolci da nord a sud dell’Isola, in questo periodo, hanno vari ingredienti in comune. La maggior parte hanno una farcia a base di “pistiddu” con miele o sapa, e poi c’è la frutta secca, sempre presente nei dolci sardi. Questi vengono donati al santo, diventando protettivi per tutto l’anno. Si applica infatti la psicologia de “Sa torratura”: se si dona qualcosa al santo, lui in cambio darà qualcos’altro. Questo, lega le persone, riuscendo a creare comunità.
Intervista a cura di Paola Pilia
Caffè Corretto del 17-01-2025