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Pesca in Sardegna, il caro gasolio mette in crisi le marinerie Massimiliano Rais e Renato Murgia
Il caro carburante sta aggravando la situazione delle imprese della pesca in Sardegna, alle prese con costi operativi sempre più difficili da sostenere. Renato Murgia, coordinatore regionale del settore Agroalimentare e Pesca di Confcooperative, annuncia per venerdì un incontro a Roma con le altre marinerie e il sottosegretario competente. «È una crisi profonda per la pesca», ha dichiarato Murgia, spiegando che dopo il riposo biologico diverse imbarcazioni rischiano di non poter riprendere l’attività. In Sardegna, inoltre, il prezzo del gasolio viene indicato come superiore rispetto ad altre regioni italiane.

Secondo Confcooperative, la situazione sarda presenta anche una specificità legata alla distribuzione del carburante nei porti, dove sarebbe presente un solo distributore in molti scali regionali. «La peculiarità locale è l’assenza di concorrenza, dato che è presente un solo distributore per porto, creando un monopolio di fatto», ha spiegato Murgia. L’associazione segnala inoltre che il prezzo del gasolio avrebbe raggiunto 1,61 euro al litro, contro circa 70 centesimi precedenti all’attuale crisi. Un incremento che pesa soprattutto sulle imbarcazioni maggiormente impegnative nei consumi.
Confcooperative chiede interventi capaci di produrre effetti concreti sulle attività produttive, dopo misure come credito d’imposta e contributi parametrati alla potenza delle imbarcazioni. «Avevamo proposto la sospensione temporanea della tassazione diretta e indiretta, che avrebbe garantito un sollievo immediato», ha sottolineato Murgia. I numeri evidenziano l’impatto dell’aumento: una grande imbarcazione che consuma 30.000 litri mensili passerebbe da una spesa di circa 21.000 euro a 47.500 euro. Nel territorio considerato operano complessivamente circa 600 imbarcazioni tra grandi e piccole.
Intervista a cura di Massimiliano Rais
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