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Pier Ferdinando Casini: “Italia stabile in Europa, Francia e Germania in difficoltà”

today25 Ottobre 2025 12

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Radar con Nicola Scano

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    Pier Ferdinando Casini: “Italia stabile in Europa, Francia e Germania in difficoltà” Nicola Scano

Nicola Scano – Vicedirettore del TG di Videolina – ha intervistato Pier Ferdinando Casini, senatore indipendente ed ex presidente della Camera. Secondo Casini, l’Italia è oggi percepita come un Paese stabile, sia grazie al governo Meloni, sia per il contesto europeo. Francia e Germania, afferma, attraversano fasi di difficoltà, e questo contribuisce a far apparire l’Italia come una nazione con una guida solida. Tuttavia, precisa che la posizione di prestigio che il nostro Paese occupa oggi a livello internazionale è frutto del lavoro di lungo periodo della Democrazia Cristiana e dei partiti della Prima Repubblica, e non dell’attuale governo.

Pier Ferdinando Casini (Dal profilo Instagram di Pier Ferdinando Casini)

L’urgenza di un’Europa più efficace e capace di decidere

Per Casini, il nodo centrale del futuro europeo riguarda la capacità dell’Unione di agire rapidamente. Si dice preoccupato per la posizione della premier Meloni contraria alle decisioni a maggioranza in sede europea: senza questo meccanismo, spiega, l’Europa non potrà mai essere coerente e tempestiva. Per contare davvero sullo scenario mondiale, serve un’Unione che possa prendere decisioni comuni e non resti ostaggio dei veti nazionali.

Europa, difesa comune e rapporto con gli Stati Uniti

L’ex presidente della Camera ribadisce che l’Europa deve diventare una potenza politica oltre che economica. A differenza degli Stati Uniti, dove un solo governo decide, la Commissione europea deve conciliare le esigenze di 27 Stati membri, con interessi spesso divergenti. Per questo, secondo Casini, è indispensabile dotarsi di una vera politica estera e di difesa comune. L’Italia, aggiunge, non è un “Paese scroccone” dell’alleanza atlantica, ma parte attiva di un sistema condiviso con gli Stati Uniti e con l’Occidente.

Ucraina, Putin e la necessità di una forza dissuasiva reale

Affrontando il tema dei conflitti internazionali, Casini evidenzia che l’Europa non può muoversi in autonomia senza il coordinamento con Washington. Finché non sarà in grado di esprimere una forza dissuasiva reale, Putin continuerà a sfruttare la debolezza e le divisioni europee. Sul piano geopolitico, Casini invita anche alla prudenza verso Trump, la cui immagine – ricorda – è spesso ridicolizzata nelle televisioni russe, segno della sua ambiguità e imprevedibilità.

Pier Ferdinando Casini su Meloni, economia e riforme mancate

Sul fronte interno, Casini riconosce che Giorgia Meloni gode di una stabilità politica solida, ma critica la mancanza di riforme strutturali. Il governo ha mantenuto i conti in ordine e beneficiato di fondi europei, ma non ha affrontato i nodi profondi dell’economia. Il problema dei salari è drammatico, la produttività non cresce e la pressione fiscale resta elevata. Per Casini, serve una politica economica più coraggiosa e meno legata alla gestione ordinaria.

Un’opposizione disorientata e la necessità di un nuovo centro

Anche l’opposizione, secondo Casini, non riesce a incidere realmente. Dovrebbe selezionare con maggiore intelligenza i temi di battaglia, perché spesso le sue iniziative finiscono per rafforzare il governo invece di metterlo in difficoltà. Riconosce a Elly Schlein il merito di aver ridato energia al Partito Democratico, ma auspica la nascita di una nuova aggregazione centrista con protagonisti e linguaggi diversi da quelli del passato. Solo una forza nuova, spiega, può rappresentare l’alternativa credibile a un sistema politico bloccato.

Giovani e politica: serve una classe dirigente nuova

Docente universitario, Casini rifiuta l’idea che i giovani siano disinteressati alla politica. Il problema non è la mancanza di partecipazione, ma la mancanza di buona politica. Le nuove generazioni, sostiene, sarebbero pronte a impegnarsi se trovassero un’offerta politica seria, aperta e meritocratica, capace di coinvolgerle nei processi decisionali e di formare una nuova classe dirigente.

Il declino della diplomazia tradizionale e la sfida europea

Casini riflette infine sulla crisi della diplomazia e sulla trasformazione dell’ordine mondiale. L’Europa, dice, è l’unica via per evitare l’irrilevanza del continente, poiché il suo peso economico globale è calato dal 50% al 20% del PIL mondiale. Senza un’integrazione politica e strategica, il Vecchio Continente resterà spettatore. Invita inoltre a restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri parlamentari, per combattere l’antipolitica e ridare legittimità alle istituzioni.

Sabino Cassese: Meloni realista come Togliatti e pragmatica come De Gasperi

Nella stessa puntata è intervenuto Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale, che ha definito Giorgia Meloni una figura realista come Togliatti e pragmatica come De Gasperi. Secondo Cassese, la premier ha compreso che la politica interna si rafforza attraverso quella estera, e la sua lealtà europea e atlantista rappresenta un segnale positivo per la credibilità internazionale dell’Italia.

Cassese si mostra severo verso il fronte progressista. Le opposizioni sono divise, litigiose e prive di una visione comune. Questa frammentazione, osserva, impedisce di costruire un’alternativa credibile. Cita con ironia la definizione secondo cui oggi “non esiste la sinistra, ma la non destra”, per descrivere l’assenza di identità politica del centrosinistra.

Secondo Cassese, lo scenario internazionale sta cambiando: il multilateralismo è in crisi e lascia spazio al ritorno del bilateralismo e delle grandi potenze. Le regole che avevano governato l’ordine mondiale del dopoguerra vengono messe in discussione, e il potere tende a prevalere sulla cooperazione. In questo contesto, l’Europa deve trovare una voce comune per contare davvero.

Cassese e Casini condividono un giudizio simile su Donald Trump: una figura sempre protagonista ma spesso inaffidabile, capace di catalizzare l’attenzione globale pur con atteggiamenti contraddittori. La sua influenza, tuttavia, resta determinante per gli equilibri occidentali.

ZES e sviluppo del Mezzogiorno: concentrare le risorse

Sul tema delle Zone Economiche Speciali (ZES), Cassese invita a non disperdere risorse e competenze. Le ZES, spiega, devono essere più piccole ma più forti, dotate di scuole tecniche, centri di ricerca e infrastrutture adeguate per attrarre investimenti. Solo così potranno trasformarsi in motori reali di sviluppo locale, come dimostrano i modelli internazionali di successo.

Cassese chiude con un messaggio ai giovani: “Guai ad avere tempo libero inteso come tempo vuoto”. Invita a programmare le proprie giornate e a usare ogni momento in modo costruttivo, ricordando che anche la passeggiata può essere fonte di ispirazione, come insegnava Rousseau.

Conduce Nicola Scano
Puntata del 25/10/2025

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