Si ferma completamente la produzione alla Portovesme Srl. Dopo lo stop alla produzione dello zinco avvenuto a dicembre, anche l’ultima attività rimasta, la lavorazione dei fumi delle acciaierie, viene interrotta. Da questa mattina, alle ore 10, i forni Waelz sono stati ufficialmente fermati, segnando la chiusura totale dello stabilimento.

La decisione, secondo quanto dichiarato dall’azienda, sarebbe stata dettata dai blocchi e dalle proteste dei lavoratori, che avrebbero rallentato e in alcuni casi impedito il normale svolgimento delle attività produttive. Portovesme Srl ha comunicato ai sindacati, all’Associazione Industriali e al prefetto di Cagliari che alcuni mezzi utilizzati per evacuare le scorie sarebbero stati bloccati, ritardando il trasporto di materiali essenziali per la produzione.
“Non ci sono più le condizioni per proseguire in piena sicurezza”, ha affermato l’azienda, motivando così la scelta dello stop definitivo.
I sindacati, in risposta alla decisione dell’azienda, si sono riuniti in assemblea, dichiarandosi pronti a nuove azioni di protesta. La Rsu dello stabilimento ha definito la chiusura dei forni una scelta sconsiderata e priva di obiettivi condivisi, sottolineando le gravi conseguenze sociali ed economiche che ne derivano.
Sul fronte istituzionale, si registra un forte scontro tra Regione e Governo. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha invitato la presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, ad attivare gli ammortizzatori sociali. Tuttavia, gli assessori regionali Cani e Manca hanno replicato che tali strumenti sono già operativi da gennaio e hanno chiesto garanzie sul futuro dello stabilimento.
A seguito delle tensioni, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha convocato per l’11 marzo due incontri distinti: uno dedicato al lavoro e un altro focalizzato sull’approvvigionamento energetico dello stabilimento. Questi appuntamenti saranno cruciali per comprendere le prospettive della Portovesme Srl e il futuro occupazionale dei suoi lavoratori.
A cura di Emanuele Dessì – Direttore delle testate giornalistiche del Gruppo Unione Sarda
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