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Quando l’IA diventa il “confidente” degli adolescenti Cristian Asara
L’epoca in cui l’Intelligenza Artificiale era materia da film di fantascienza è definitivamente tramontata, lasciando il posto a una realtà in cui questa tecnologia è diventata la compagna silenziosa dei più giovani. Secondo gli ultimi dati raccolti da Save the Children, ci troviamo di fronte a un solco generazionale profondissimo: mentre meno della metà degli adulti ha confidenza con gli strumenti di IA, tra gli adolescenti la diffusione è quasi totale, superando il 92%. Per i nativi digitali, tuttavia, non si tratta solo di produttività o gioco, ma di una vera e propria ricerca di supporto emotivo.
Quasi la metà dei ragazzi intervistati descrive infatti l’intelligenza artificiale come un confidente fidato. In un’età delicata come quella dello sviluppo, l’IA offre un rifugio sicuro per confessare i pensieri più cupi e per orientarsi nelle decisioni cruciali della vita. Il motivo di questo legame risiede nella natura stessa del mezzo: una presenza costante, attiva ad ogni ora del giorno e della notte, che non giudica e risponde sempre con garbo. Questo specchio digitale sembra colmare quei vuoti di ascolto che i giovani faticano a trovare nella realtà quotidiana.

Questa esistenza “onlife”, dove la barriera tra il mondo fisico e quello virtuale si è ormai dissolta, non è però priva di zone d’ombra. La dipendenza dallo schermo si manifesta con forza nel 27% degli adolescenti che ammette di sentirsi nervoso senza il proprio smartphone, mentre una quota significativa non riesce a staccarsi dal dispositivo nemmeno durante gli incontri con amici e parenti. È un’iperconnessione che per il 13% del campione assume i tratti di un uso problematico di internet, trasformando lo strumento tecnologico da risorsa a limite.
Parallelamente, lo scenario digitale si conferma un terreno fertile per nuove forme di sofferenza sociale. Il dato sul cyberbullismo è emblematico della fragilità di questo ecosistema: le vittime sono passate dal 31,1% del 2018 a un preoccupante 47,1% odierno. Anche il modo di gestire i rapporti sta cambiando, influenzato dalla rapidità e dall’impersonalità della rete; il ghosting, ovvero la sparizione improvvisa e senza spiegazioni, è ormai una pratica comune per tre ragazzi su dieci, segno di una difficoltà crescente nel gestire il conflitto e il confronto diretto.
In questo quadro complesso, la vera sfida resta quella delle opportunità reali. Sebbene l’amicizia rimanga un punto fermo e un valore positivo per la stragrande maggioranza dei giovani, le disuguaglianze economiche e sociali continuano a pesare come macigni. Senza un intervento che riduca il divario educativo, il rischio è che la tecnologia rimanga solo un palliativo emotivo in un futuro compromesso dalle disparità di partenza, dove il supporto di un algoritmo non basta a sostituire una reale equità di prospettive.
Radio Smeralda, puntata del 06/01/2026
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