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Referendum sulla giustizia: le ragioni del Sì e del No Giuseppe Valdes
Il referendum sulla giustizia, in programma il 22 e 23 marzo 2026, accende il confronto pubblico anche in Sardegna. Al centro del dibattito c’è la riforma costituzionale della magistratura, che introduce la separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante, la riorganizzazione del Consiglio Superiore della Magistratura e l’istituzione di una Alta Corte disciplinare. In studio si sono confrontati la dottoressa Cristina Ornano, coordinatrice regionale del comitato “Giusto dire No”, e l’avvocato Franco Villa, referente per Cagliari del Comitato per il Sì dell’Unione Camere Penali e presidente della Camera Penale di Cagliari. Un dialogo serrato che ha messo in luce due visioni profondamente diverse sul futuro della giustizia italiana.

Secondo Cristina Ornano, la riforma non risponde alle esigenze reali del sistema giudiziario. Le carriere, ha spiegato, sono già separate nella pratica dopo le riforme ordinarie degli ultimi anni e il cambiamento costituzionale non migliorerebbe né l’efficienza né la durata dei processi. Dal punto di vista del comitato Giusto dire No, la riforma inciderebbe invece sul principio di separazione dei poteri, pilastro dello Stato di diritto.
La creazione di due CSM distinti e di un’Alta Corte disciplinare esterna al Consiglio Superiore della Magistratura rischierebbe, secondo Ornano, di indebolire l’autogoverno della magistratura e di esporre giudici e pubblici ministeri a un maggiore controllo politico. Un altro punto critico riguarda il sorteggio dei componenti togati del CSM, ritenuto inadeguato per un organo di rilievo costituzionale che richiede competenze specifiche ed esperienza istituzionale.

Di parere opposto Franco Villa, che ha ribadito come la riforma rappresenti una garanzia per il giusto processo, in linea con l’articolo 111 della Costituzione. Secondo il Comitato per il Sì, la separazione delle carriere è necessaria per assicurare un giudice realmente terzo, equidistante tra accusa e difesa.
Villa ha sottolineato come l’attuale assetto, con giudici e pubblici ministeri appartenenti allo stesso ordine e governati da un unico CSM, possa creare condizionamenti strutturali sulle carriere, sulle valutazioni professionali e sulla disciplina.
La riforma, invece, introdurrebbe due CSM distinti e un sistema disciplinare esterno, riducendo il peso delle correnti associative. Secondo l’Unione Camere Penali, il sorteggio dei membri togati del CSM sarebbe uno strumento per contrastare il correntismo e restituire credibilità all’organo di autogoverno.

Uno dei punti più controversi del referendum riguarda l’Alta Corte disciplinare, che dovrebbe occuparsi dei procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati. Per il fronte del No, questo organismo sottrarrebbe una funzione essenziale al CSM, riducendo il ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica e aumentando l’influenza della politica.
Per il fronte del Sì, invece, l’Alta Corte rappresenterebbe una soluzione a un sistema giudicato inefficace, nel quale – secondo Villa – le sanzioni disciplinari sono state troppo limitate rispetto ai casi emersi negli ultimi anni. La separazione delle funzioni disciplinari garantirebbe maggiore trasparenza e imparzialità.
Il referendum sulla giustizia non prevede quorum: vincerà la posizione che otterrà più voti. Un elemento che rende centrale la partecipazione degli elettori e il confronto informato sui contenuti della riforma.
Il dibattito tra Cristina Ornano e Franco Villa ha evidenziato una frattura netta non solo tra magistratura e avvocatura, ma anche all’interno delle stesse categorie professionali. Da una parte la preoccupazione per un possibile indebolimento delle garanzie costituzionali, dall’altra la richiesta di un sistema giudiziario percepito come più equo e bilanciato.
Intervista a cura di Andrea Sechi
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