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Riforma elettorale: cosa prevede la proposta di Giorgia Meloni?

today27 Febbraio 2026 52

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Riforma elettorale: perché sta facendo discutere la proposta di Giorgia Meloni?

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    Riforma elettorale: cosa prevede la proposta di Giorgia Meloni? Radiolina

La maggioranza di centrodestra accelera sulla riforma della legge elettorale e deposita alla Camera e al Senato un testo che modifica il Rosatellum introducendo un sistema proporzionale con premio di governabilità fino al 60% dei seggi per chi supera il 40% dei voti.

Giorgia Meloni (Foto Wikimedia Commons)

Riforma elettorale: maggioranza compatta, opposizioni all’attacco

L’obiettivo dichiarato è garantire una maggioranza stabile in Parlamento. La proposta porta la firma dei capigruppo di maggioranza ed è frutto di una trattativa definita lunga e delicatissima, chiusa nella sede di Fratelli d’Italia in via della Scrofa.

La riforma è sostenuta dal governo guidato da Giorgia Meloni e vede protagonisti, tra gli altri, Giovanni Donzelli, Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti. Dal fronte opposto arrivano critiche nette dal Partito Democratico, dal Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte e da altre forze di opposizione, che parlano di priorità diverse e di rischio riduzione della rappresentanza.

Cosa prevede la riforma elettorale del centrodestra?

Il testo supera l’attuale impianto misto del Rosatellum, cancellando i collegi uninominali e introducendo un sistema proporzionale puro con premio di maggioranza. La soglia di sbarramento resta al 3%. Il premio scatterebbe al superamento del 40%, garantendo una quota parlamentare stabile fino a un massimo del 60% dei seggi.

Non è prevista l’indicazione diretta del nome del premier sulla scheda elettorale. Il riferimento al capo dell’esecutivo sarebbe contenuto nel programma depositato al Viminale insieme alle liste. Un compromesso che, secondo osservatori politici, tiene insieme le diverse sensibilità della coalizione.

Le preferenze restano il nodo irrisolto. La premier si è più volte detta favorevole a restituire agli elettori la possibilità di scegliere i candidati, ma nel testo depositato non sono previste. Il tema potrebbe riemergere sotto forma di emendamento durante l’iter parlamentare.

Non basta la stabilità, serve partecipazione

Sulla riforma interviene Nicola Scano, vicedirettore del TG di Videolina, che analizza il testo con approccio critico: «Il solo fatto che si sia arrivati a formulare una riforma di questo tipo deve far riflettere», osserva Scano. «Con questa ossessione della stabilità forse è il caso di finirla. Esistono Paesi dove i governi cambiano spesso ma l’economia cresce e le istituzioni funzionano. Il punto non è solo la durata degli esecutivi, ma la qualità della classe dirigente».

Secondo Scano, il rischio concreto riguarda la partecipazione al voto: «Se si ripropongono listini bloccati e pacchetti decisi dalle segreterie, chi andrà alle urne? L’affluenza è già in calo costante. Una riforma dovrebbe riportare entusiasmo e coinvolgimento, non alimentare la distanza tra cittadini e politica».

Il confronto richiama i precedenti sistemi elettorali italiani, dal Mattarellum al Rosatellum, tutti oggetto di critiche: «Abbiamo provato formule diverse», aggiunge Scano, «ma il nodo resta sempre lo stesso: trovare equilibrio tra governabilità e rappresentanza reale».

Se si votasse oggi: ecco gli scenari parlamentari

Secondo le attuali simulazioni sui sondaggi, il centrodestra risulterebbe in vantaggio anche con il nuovo sistema, potendo beneficiare del premio di maggioranza in caso di superamento della soglia prevista. Un elemento che alimenta il sospetto, tra le opposizioni, che la riforma abbia anche una dimensione strategica in vista delle prossime politiche.

La Strambata del 26-02-2026

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