play_arrow
Rinnovabili e piccoli comuni: lo scontro istituzionale e il futuro della Sardegna Fabio Leoni
Nella nuova puntata di Radar, il programma di Videolina condotto da Nicola Scano, il dibattito si è concentrato su due temi cruciali per la Sardegna: il nuovo decreto del Governo sulle rinnovabili e la proposta dell’Agenda dei piccoli comuni. Ospiti in collegamento il deputato Silvio Lai, segretario regionale del Partito Democratico, e il sindaco di Mandas Umberto Opus, che hanno offerto analisi e proposte sulla gestione energetica, sulla pianificazione territoriale e sul contrasto allo spopolamento.

Il decreto governativo n.175 sulle rinnovabili introduce una forte semplificazione degli iter autorizzativi, escludendo le Regioni dalle decisioni e rendendo automaticamente idonee vaste aree demaniali, ferroviarie e aeroportuali. Per Lai si tratta di un provvedimento “confuso e raffazzonato, il terzo in un anno”, che “apre a progetti senza alcuna valutazione territoriale o paesaggistica”.
Secondo il deputato, il decreto accelera sull’agrivoltaico, imponendo che tra lo 0,8% e il 3% delle superfici agricole utili sia destinato a impianti fotovoltaici elevati da terra: una disposizione che rischia di colpire anche i terreni più pregiati. Lai avverte: “È un pasticcio gigantesco che peggiora la situazione e crea spazi enormi per la speculazione”.
Per Silvio Lai il provvedimento scavalca la competenza delle Regioni, soprattutto quelle a statuto speciale, e apre la strada a un ricorso alla Corte Costituzionale: “Il decreto tocca funzioni di pianificazione che spettano alle Regioni. Il rischio di incostituzionalità è altissimo”.
Il deputato critica inoltre la possibilità di installare impianti rinnovabili in aree sensibili senza autorizzazioni paesaggistiche vincolanti: “Siamo al Far West, perfino i siti Unesco diventano potenzialmente idonei”. La Regione Sardegna, secondo Lai, possiede già l’1% di territorio necessario per raggiungere gli obiettivi dei 6,2 GW fissati per il 2030, senza dover sacrificare ulteriori aree.

Nella seconda parte della puntata, l’attenzione si è spostata sul tema dello spopolamento. Il sindaco di Mandas, Umberto Opus, ha ricordato che “dal 1961 la popolazione sarda è la stessa, ma oggi è concentrata in pochi grandi poli urbani”. Comune dopo comune, Opus elenca numeri impietosi: paesi che da 5.000 abitanti sono scesi sotto i 1.500, mentre centri come Olbia e Quartu sono triplicati.
Il fenomeno non riguarda solo la Sardegna, ma è comune a molte aree interne italiane. Secondo Opus, “si annunciano soluzioni da 60 anni, ma i risultati non arrivano”.
La proposta di Opus si chiama Agenda dei piccoli comuni, un patto istituzionale che coinvolge Regione, province, amministrazioni locali, parti sociali e imprese. L’obiettivo è attuare una pianificazione coordinata e non lasciata alla sola iniziativa dei sindaci: “Abbiamo progetti eccellenti, ma manca un sistema che li colleghi e li valorizzi”.
Il sindaco cita esempi concreti: il turismo culturale, la rete dei beni archeologici dell’“Isola dei Nuraghi”, la riapertura di chiese monumentali tramite accordi simili a quelli adottati in Spagna, il potenziamento degli ospedali delle aree interne per alleggerire i pronto soccorso di Cagliari. “Non è un problema di soldi, ma di come si spendono e in quale direzione”, sottolinea.

Per Opus, la Sardegna rischia di perdere la sua identità territoriale se non restituisce valore ai suoi borghi: “Bisogna creare le condizioni per vivere anche nelle piccole comunità, altrimenti la desertificazione sociale e dei servizi diventerà irreversibile”.
Il sindaco conclude con un appello forte: “Serve un sussulto di dignità politica e culturale. Basta annunci senza conseguenze”. Il dibattito resta aperto e la sfida è duplice: conciliare la transizione energetica con la tutela del territorio e restituire futuro ai piccoli comuni dell’isola.
Conduce Nicola Scano – giornalista di Videolina
Puntata del 27/11/2025
Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina