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Sanità a Cagliari, l’allarme dei medici: “Stipendi bassi e carichi di lavoro insostenibili” stage@radiolina.it
I medici cagliaritani percepiscono stipendi inferiori rispetto a tutte le altre ASL dell’Isola, nonostante debbano sostenere una pressione lavorativa altissima dovuta anche alle carenze delle strutture periferiche. Luigi Mascia, segretario regionale del CIMO, ha denunciato le gravi criticità che colpiscono l’ospedale Brotzu di Cagliari, il più grande della Sardegna.

Il problema delle retribuzioni non è recente: “Da vent’anni i fondi destinati al personale del Brotzu sono insufficienti”, spiega Mascia ai microfoni di Radiolina. I medici, infermieri e amministrativi dell’azienda ospedaliera si trovano penalizzati rispetto ai colleghi di altre province: “Il Brotzu deve sopperire ai problemi di Nuoro, Oristano e Olbia, con posti letto saturi e pronto soccorso costantemente sotto pressione”, aggiunge.

Sulla situazione attuale della sanità a Cagliari è intervenuto anche il commissario del Brotzu, Maurizio Marcias, che ha ricordato l’esistenza di una legge regionale sulla perequazione: “La legge 1 avrebbe dovuto compensare gli stipendi più bassi con fondi aggiuntivi regionali, ma i risultati non si vedono ancora”, osserva Mascia. I fondi perequativi sono stati erogati solo in parte: “Tra i medici non c’è ancora accordo sui criteri di distribuzione”, ha spiegato Marcias.

Mascia ha chiarito che la busta paga di un medico ospedaliero è formata da tre fondi principali: il fondo del disagio, che copre straordinari e reperibilità, il fondo incarichi, assente al Brotzu da 20 anni, e il fondo della produttività: “Abbiamo una produttività di appena 1.200 euro l’anno, contro cifre dieci volte superiori in altre aziende. E spesso si spostano risorse da un fondo all’altro per coprire le mancanze”, denuncia Mascia.
Il segretario del CIMO cita i dati della Fondazione Etica: i medici sardi guadagnano in media 15.000 euro in meno all’anno rispetto ai colleghi italiani, e fino a 50.000 euro in meno rispetto a quelli del Nord: “Al Brotzu, rispetto alle altre aziende sanitarie sarde, gli stipendi sono inferiori di circa 10.000 euro l’anno. Una disparità inaccettabile”.
Con la pandemia, diversi ospedali cagliaritani – tra cui il Marino, il Binaghi e il San Giovanni di Dio – sono stati chiusi o riconvertiti: “La chiusura del Marino ha creato enormi disagi: il pronto soccorso serviva tutta la zona di Quartu e Quartucciu, ed era un punto di riferimento per ortopedia e chirurgia d’urgenza”, spiega Mascia. Oggi, l’intero carico d’emergenza grava su Brotzu, Santissima Trinità e Policlinico di Monserrato. L’unica soluzione per potenziare la sanità a Cagliari, spiega Mascia, sarebbe quella di riattivare l’Ospedale Marino.
Intervista a cura di Andrea Sechi
La Strambata del 31-10-2025
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