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Interviste

Sanità in Sardegna, l’appello del sindacato CIMO: “Servono subito posti letto a Cagliari”

today27 Maggio 2026 24 9

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Sanità Sardegna in crisi: la denuncia del sindacato CIMO

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    Sanità in Sardegna, l’appello del sindacato CIMO: “Servono subito posti letto a Cagliari” Giuseppe Valdes

La sanità in Sardegna non può più aspettare. Carenza di posti letto, pronto soccorso sotto pressione, fuga dei medici e incertezza politica stanno aggravando una crisi che, secondo il sindacato dei medici ospedalieri CIMO, rischia di compromettere la tenuta del sistema sanitario regionale. A lanciare l’allarme è Emanuele Cabras, vicesegretario del sindacato, intervenuto per fare il punto sulla situazione dell’ospedale Brotzu di Cagliari e, più in generale, sullo stato della sanità sarda.

Ospedale Brotzu Cagliari (Unione Sarda)

Posti letto insufficienti e ospedali sotto pressione: «Al Brotzu situazione ormai ordinaria»

Secondo CIMO, l’emergenza non riguarda un episodio isolato ma una criticità strutturale ormai cronica. Cabras sottolinea come le comunicazioni di sovraccarico ospedaliero siano diventate frequenti nell’ultimo anno e come il problema interessi non soltanto il Brotzu, ma l’intera area metropolitana di Cagliari.

Alla base della crisi ci sarebbe soprattutto la mancata compensazione della chiusura dell’ospedale Marino, avvenuta durante la pandemia Covid per riconvertire i posti letto all’emergenza sanitaria. Una riconversione che, secondo il sindacato, non è mai stata recuperata con nuove attivazioni.

L’ospedale Marino garantiva infatti circa 25 mila accessi annui al pronto soccorso, oltre a una chirurgia d’urgenza con 28 posti letto e numerosi reparti a vocazione ortopedica e traumatologica. La chiusura avrebbe quindi trasferito il carico assistenziale sui presidi rimasti operativi.

Il risultato, secondo Cabras, è una carenza superiore a 40 posti letto nell’area metropolitana di Cagliari, soprattutto nei reparti di chirurgia, ortopedia, anestesia e rianimazione.

La direzione generale del Brotzu ha ribadito che nessuna ambulanza viene respinta e che l’assistenza ai pazienti resta garantita. Tuttavia, il sindacato evidenzia un altro nodo centrale: le condizioni di lavoro degli operatori sanitari.

«Quando i reparti lavorano con un tasso di occupazione del 130% o 140%, medici e personale sono sottoposti a uno stress enorme», spiega Cabras. Una situazione che, secondo la letteratura scientifica internazionale, aumenta il rischio di errori sanitari, malpractice e peggioramento degli esiti clinici.

Medici gettonisti, stipendi bassi e fuga dal pubblico: la crisi del personale sanitario

Tra le questioni più urgenti c’è anche quella dei medici gettonisti, il cui progressivo superamento potrebbe creare nuove difficoltà soprattutto nei pronto soccorso durante il periodo estivo. Per il sindacato il problema nasce da scelte gestionali stratificate nel tempo.

Il contenimento dei costi del personale, attraverso i tetti di spesa imposti alle aziende sanitarie, avrebbe spinto molte strutture a ricorrere a cooperative e lavoro esternalizzato, trasferendo parte della spesa sui capitoli dedicati a beni e servizi.

Emanuele Cabras – Vicesegretario CIMO

Sanità pubblica in affanno: costi dei gettonisti e fuga dei professionisti

Secondo Cabras si tratta di una strategia miope. Il costo reale di un medico gettonista, infatti, può risultare superiore a quello di un medico strutturato, senza però garantire lo stesso livello di integrazione organizzativa e continuità assistenziale.

Il tema si collega a un’altra emergenza denunciata da tempo dai professionisti del settore: la crescente perdita di attrattività del Servizio sanitario nazionale: «Non è vero che in Italia mancano i medici», afferma Cabras che aggiunge:  «Mancano medici disposti a lavorare nel sistema sanitario pubblico».

Dietro questa dinamica pesano stipendi considerati poco competitivi, carichi di lavoro sempre più pesanti e migliori opportunità offerte dal settore privato o da altre regioni. In un mercato del lavoro sempre più aperto, molti professionisti scelgono quindi percorsi alternativi rispetto all’ospedale pubblico.

Sanità territoriale, PNRR e riforme: «La Sardegna è ancora lontana»

Un altro punto centrale riguarda il modello sanitario del futuro. La riorganizzazione prevista dal PNRR, con Case di comunità, medicina territoriale e rafforzamento della rete assistenziale, dovrebbe alleggerire la pressione sugli ospedali.

Secondo Cabras, però, la Sardegna è ancora lontana da un’integrazione efficace tra ospedale e territorio. Da una parte esiste una rete ospedaliera costruita secondo criteri che puntavano alla spending review e alla riduzione dei posti letto; dall’altra, la nuova organizzazione territoriale prevista dai fondi europei nasce con logiche completamente diverse.

Il rischio, secondo il sindacato, è che si sviluppi una sorta di “sistema a due velocità”, incapace di dialogare realmente. C’è poi la questione del personale infermieristico. L’espansione della sanità territoriale potrebbe aumentare fortemente l’attrattività del lavoro fuori dagli ospedali, rischiando di indebolire ulteriormente i reparti ospedalieri già in sofferenza.

In chiusura, Cabras offre un dato simbolico dell’emergenza sanitaria nel territorio cagliaritano. Il problema, precisa, non riguarda soltanto il Brotzu. L’azienda più in difficoltà sarebbe la ASL di Cagliari, dove, a fronte di 59 posti letto ortopedici previsti dalla rete, ne sarebbero attivi appena 24.

Un deficit che significa, nei numeri, 35 posti letto mancanti e che fotografa con chiarezza la profondità della crisi sanitaria in Sardegna. Per CIMO, senza una riforma strutturale del sistema, il rischio è che l’emergenza continui a trasformarsi nella nuova normalità.

 

 

Intervista a cura di Simona De Francisci

La Strambata del 27-05-2026

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