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Sant’Efisio 1943: il Santo attraversò una Cagliari distrutta dalle bombe Celestino Tabasso, Enzo Asuni
Probabilmente una delle edizioni più drammatiche e sconvolgenti della storia di Sant’Efisio, era il 1943. Quell’edizione resterà nei ricordi della ricorrenza come l’anno in cui il Santo attraversò una Cagliari decimata a livello di popolazione e ridotta in macerie. Case, uffici pubblici e persino le scuole erano state distrutte dalle bombe americane di febbraio. Non furono risparmiati nemmeno gli ospedali.
Uno scenario agghiacciante ma quella distruzione non bloccò il passaggio del Santo. A Cagliari c’era un camioncino del latte, che passava in una città ormai fantasma, accompagnato al silenzio. In quell’anno, la statua del Santo, venne fissata nel cassone del furgone della ditta Gorini di Giannetto Gorini. Ieri, Alessandro Pili ha intervistato il figlio, Gesualdo Gorini, che allora aveva 11 anni e oggi ne conta 90. Dietro il Santo solo un gruppetto di fedeli che non riuscì a tradire il suo patrono.
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Immaginiamo un camioncino che circola in una Cagliari distrutta e silenziosa. Viene anche ricordato come l’anno di Efis Mortu perché il simulacro arrivò a Nora delicatamente posato sul cassone e non più solennemente in piedi. Nonostante la devastazione della città il culto non si interruppe grazie al pronto intervento di Marino Cao e l’arcivescovo del tempo che si mossero per trovare il mezzo utilizzato e concesso dalla famiglia Gorini.
“Crollarono i palazzi ma non la fede dei cagliaritani” – scrisse Paolo Matta in un’opera distribuita con L’Unione Sarda intitolata Sant’Efisio, i segreti di un culto (Clicca qui per acquistare la tua copia). All’interno del libro tanti segreti e storie sulle Feste di Sant’Efisio del passato, come i bombardamenti del 1793. I cagliaritani chiesero di essere liberati dalla guerra e anche quest’anno in tanti, sui social di Videolina, Radiolina e L’Unione Sarda hanno espresso questa preghiera. Francesco Cocco Ortu, illustre intellettuale del tempo, parlò di una città che non volle morire. Il filmato di Marino Cao è visualizzabile in rete.
Impressiona il volto di Sant’Efisio che in quei fotogrammi sembra triste ma in realtà risulta essere il volto della stessa statua che gli stampacini (abitanti di uno dei quartieri storici di Cagliari) portano in processione da secoli. Quel giorno appariva in maniera differente quasi a sintetizzare quell’evento drammatico. Gli occhi sembrano quelli di una persona che sta per piangere.

A cura di Enzo Asuni, social media manager del Gruppo L’Unione Sarda, nella rubrica Social Trends.