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Sant’Efisio: oltre 3.500 persone in abiti tradizionali Giuseppe Valdes
La 369ª edizione della Festa di Sant’Efisio rinnova un voto fatto dalla municipalità del tempo, che promise al santo una grande processione in cambio della protezione dalla peste. All’epoca, i modi per rendere solenne il rito erano diversi, ma oggi si punta sul ricco patrimonio etnografico ed etnomusicale della Sardegna. Tra gli elementi distintivi troviamo ad esempio le Launeddas. Lele Casini ha intervistato Ottavio Nieddu, direttore artistico dell’evento.

La Festa di Sant’Efisio è una delle manifestazioni religiose e culturali più importanti della Sardegna. È un pellegrinaggio-processione che dura quattro giorni, attraversa cinque comuni e sette località, per un totale di 80 km tra andata e ritorno. Fin dal mattino, lungo il percorso si raduna una folla immensa, attratta dai suoni, colori e profumi della tradizione.
La storia della festa di Sant’Efisio dimostra una straordinaria capacità di adattamento. Nel 1794, per via dei moti popolari, fu posticipata a giugno; nel 1916, in piena guerra mondiale, slittò di una settimana. Anche durante i bombardamenti del 1943, il voto venne sciolto grazie al furgoncino del latte utilizzato per portare a termine la processione, nonostante i pericoli. Negli anni recenti, come nel 2020 e 2021 durante la pandemia, la festa si è svolta in forma ridotta, ma il voto è stato comunque rispettato, a testimonianza della sua centralità spirituale e culturale.
Per l’edizione 2025, si prevede la partecipazione di 3.000-3.500 persone in abiti tradizionali da tutta la Sardegna. Suoneranno circa 100 Launeddas, e saranno presenti 300 cavalli, tra cui i campidanesi, i miliziani in quattro plotoni, i cavalieri dell’Esercito e della Guardiania.
Il cavallo, figura centrale dell’evento, è addobbato con cura maniacale, con campanelle, coccarde e fiori, a testimonianza del profondo legame tra l’uomo sardo e l’animale. Aprono la sfilata le Traccas, i tipici carri trainati da buoi, che rappresentano il cammino del popolo verso la fede e il sacrificio del santo.
Tutta questa straordinaria cornice di cultura, arte e devozione prepara l’arrivo del santo, il momento più atteso. Quando Sant’Efisio passa nel suo cocchio, tutto si ferma: ogni dettaglio precedente svanisce davanti alla potenza simbolica di quel momento. È qui che si manifesta il cuore pulsante della festa: la devozione secolare della città di Cagliari e di tutta la Sardegna, il desiderio di onorare chi, nei secoli, è stato protettore e guida nei momenti più duri.