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Sardegna, dermatite bovina: il caso Orani e il mistero del contagio Manuel Cozzolino
Dopo la lingua blu, l’invasione delle cavallette e la peste suina, le campagne sarde devono ora affrontare una nuova emergenza sanitaria: la dermatite nodulare contagiosa bovina. Il virus ha colpito duramente il territorio del Nuorese, mettendo in allarme allevatori e istituzioni per le possibili conseguenze sul comparto zootecnico isolano.

Sergio Sulas, allevatore e rappresentante dell’associazione Boes, ha espresso in diretta la forte preoccupazione del settore. “È una malattia nuova, difficile da controllare e potenzialmente devastante. Il rischio è per tutto il patrimonio bovino dell’isola”, spiega. Il Nuorese è infatti l’area con la maggiore concentrazione di allevamenti da carne, ed è proprio qui che si è registrato il maggior numero di casi.

Le autorità hanno già istituito due aree attorno al focolaio di Orani e Orotelli: una zona di protezione con raggio di 20 km e una di sorveglianza fino a 50 km. Il timore è che la diffusione dell’infezione, ancora poco conosciuta, possa sfuggire al controllo e allargarsi ulteriormente, anche a causa della mancanza di informazioni certe sul vettore.
Sulas sottolinea come la dermatite nodulare sia definita “esotica”, ma in realtà sia già da tempo presente nei Balcani, in paesi come Croazia, Slovenia, Montenegro e Albania, con casi registrati anche in Israele fin dal 2019. “Non è affatto nuova per l’Europa dell’Est, ma è una novità per noi. Dobbiamo attrezzarci per rispondere con prontezza”, dichiara.
L’arrivo della malattia a Orani solleva molte domande. “Perché qui e non in una zona costiera, dove ci sono più scambi?” si chiede Sulas. La spiegazione più accreditata è la trasmissione tramite insetti, come zanzare e mosche, veicolati dai venti o da navi provenienti da paesi esteri. Il dubbio resta forte, anche perché gli allevamenti della zona sono contigui e vicinissimi tra loro, facilitando la propagazione.
Il fiume Tirso, che attraversa i territori interessati, potrebbe rappresentare un corridoio naturale per la diffusione degli insetti vettori. Alcuni dati parlano di una capacità di propagazione del virus fino a 5-6 km al giorno, rendendo estremamente difficile arginare l’espansione della malattia. Secondo Sulas, la catena dei contagi potrebbe essere ricostruita partendo dai tempi di incubazione stimati tra 14 e 28 giorni.
Il presidente di Coldiretti ha confermato l’individuazione di un focolaio anche a Mantova. Uno dei vitelli infetti proviene da un allevamento di Orani, ora sotto osservazione. Per Sulas, questo rende ancora più evidente la necessità di una risposta collettiva e coordinata. “Siamo tutti nella stessa barca, bisogna affrontare l’emergenza insieme”, afferma.
Intervista a cura di Egidiangela Sechi
La Strambata del 26-06-2025
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