La Sardegna è da sempre considerata una terra di conquista e oggi si trova nuovamente sotto attacco. L’obiettivo non è solo la terra, ma anche le risorse naturali: il vento e il sole. Dietro a progetti imponenti di energie rinnovabili si nascondono interessi economici di colossi internazionali. Progetti spesso a discapito dell’ambiente e della salute dei sardi: “Nell’articolo descriviamo e tracciamo una sorta di mappa per spiegare con le immagini, la situazione per quanto riguarda l’assalto eolico da parte delle grandi multinazionali”, ha spiegato Veronica Fadda, giornalista di Unionesarda.it che ha illustrato la mappa della speculazione energetica in atto in Sardegna.

Le energie rinnovabili rappresentano una nuova forma di conquista in Sardegna. Se un tempo erano le risorse naturali tradizionali come il legname o il piombo a essere sfruttate, oggi l’attenzione si è spostata sul vento e sul sole. I progetti legati all’energia eolica e solare stanno invadendo l’Isola, con finanziamenti incentivati dallo Stato, ma a carico dei cittadini attraverso bollette elettriche sempre più elevate.

Tra i principali protagonisti di questo assalto alle risorse sarde c’è la Cina, che domina il mercato dei pannelli fotovoltaici. La stragrande maggioranza di quelli installati in Sardegna proviene dalla produzione cinese. Ma l’influenza del gigante asiatico non si ferma qui: la Cina ha un ruolo rilevante anche nella gestione delle batterie al litio, fondamentali per immagazzinare l’energia prodotta.
Enormi distese di container di batterie sono già presenti in diverse aree dell’Isola, come Portovesme, Quartucciu, Ottana e Codrongianus. Un esempio emblematico di questa invasione cinese è il progetto di 1.000 ettari di impianti agrivoltaici nella Nurra, nel nord della Sardegna, che si prepara a diventare il più grande impianto fotovoltaico mai progettato in Europa.
Anche gli Stati Uniti non restano a guardare. La banca d’affari americana Jp Morgan ha messo gli occhi su diverse aree della Sardegna. Tra i progetti, quelli sul Monte Arcosu, un progetto che prevede l’installazione di centinaia di ettari di pannelli fotovoltaici. Le mire americane si estendono anche alla zona di Ottana e alle acque sarde con tre progetti eolici: due nel Golfo degli Angeli, vicino a Nora, e uno a largo di Olbia, Budoni e Siniscola.
Non sono solo Cina e Stati Uniti a contendersi le risorse energetiche della Sardegna. La lista delle nazioni coinvolte in questo assalto comprende Spagna, Germania, Francia, Norvegia e Israele. Quest’ultimo, in particolare, ha già devastato le pendici del Limbara, vicino a Tempio, e ora punta a installare ben 31 pale eoliche, alte oltre 200 metri, sui monti che circondano Cagliari, tra Maracalagonis e Sinnai.
L’invasione dei progetti energetici stranieri non riguarda solo l’economia, ma anche l’ambiente. L’impatto devastante delle grandi installazioni eoliche e solari minaccia non solo il paesaggio naturale, ma anche l’ecosistema dell’Isola. Le coste, i monti e le aree agricole sarde, da sempre simbolo di bellezza e biodiversità, rischiano di essere sacrificati in nome di un profitto che spesso non ricade sulle comunità locali.
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Intervista a cura di Luca Neri
Caffè Corretto del 08-10-2024
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