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L’intervista a Sergio Zuncheddu: «Difendiamo la Sardegna»

today13 Dicembre 2023

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Da “Buongiorno SarDegna”, il libro di Sergio Zuncheddu, alla tutela dell’Isola

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    L’intervista a Sergio Zuncheddu: «Difendiamo la Sardegna» Enzo Asuni

 

Sergio Zuncheddu, editore de L’Unione Sarda, imprenditore e autore del libro Buongiorno SarDegna, è il protagonista della nuova puntata de “La Strambata” condotta da Lorenzo Paolini, direttore editoriale de L’Unione Sarda e Mariella Careddu, giornalista. Il libro si configura come una riflessione intorno ai temi della Sardegna.

Perché Sergio Zuncheddu ha scritto Buongiorno SarDegna?

Buongiorno SarDegna nasce dalle riflessioni dell’autore: perché il reddito pro capite sardo è la metà di quello lombardo? I milanesi sono esattamente come i sardi, hanno due mani e un cervello. Allora perché il loro reddito è doppio? La necessità di scrivere l’opera emerge dall’esigenza di comprendere come mai l’Isola vive in questa condizione di sottosviluppo economico sostanziale. Da dove veniamo, dove siamo e dove possiamo andare sono le tre parti in cui si divide Buongiorno SarDegna. Come suggerisce la tripartizione, la prima parte tratta della storia della Sardegna, perché per capire dove siamo e dove possiamo andare è fondamentale comprendere da dove veniamo, conoscere la storia della nostra amata Terra. Per migliorare il futuro è fondamentale conoscere gli errori del passato e avere una chiara percezione della condizione attuale. Come possiamo migliorare la condizione della Sardegna?

Buongiorno SarDegna, il libro di Sergio Zuncheddu

Partiamo dalla fine

“Fu così che, a quel punto, il bambino si svegliò completamente ed ebbe piena coscienza dell’amara realtà: tutto era ancora da fare! Quell’esserino innocente, pieno di speranze e fiducia nel futuro, consapevole dell’impegno necessario per portare a termine il compito cui tutti erano chiamati, cominciò la giornata con un mezzo inchino alla sua Terra, in segno di rispetto, e con un saluto gentile. Buongiorno Sardegna”.  Il libro finisce così, con un saluto alla propria Terra che, dopo averlo letto non può che far ragionare i lettori: “Io cosa posso fare?”. Così come il bambino del finale, tutti noi siamo chiamati a un compito per salvaguardare la nostra Terra, per salvarla, per renderla un posto ospitale e attrattivo, anche per chi ospite non è. Il passo racconta di un bambino che sogna il 2052, un 2052 in cui la Sardegna ha risolto tutti i suoi problemi ma, quello stesso bambino, si risveglia e capisce che si trattava di un sogno. Non basta sognare o chiacchierare, bisogna agire come sottolinea l’imprenditore: “Per ribaltare la situazione economica della Sardegna il tempo stringe, ci vuole tempo per fare le cose serie”.

Un libro dedicato ai giovani: “Se un tempo si esportavano braccia, ora si esportano talenti”

Al centro dell’opera ci sono i giovani, loro sono il futuro dell’Isola. Buongiorno SarDegna è un libro che dà conto di quello che è successo in Sardegna, nella storia. Racconta il punto di vista di Sergio Zuncheddu: “Noi viviamo in una condizione di dipendenza economica storica”. Basti pensare al feudalesimo, per fare un esempio. Noi siamo stati sempre dipendenti e bisogna che i giovani si approprino del proprio futuro e che lo plasmino. Proprio quei giovani devono poter vivere in luoghi in cui possano esprimere le proprie capacità, la propria creatività, i propri talenti e accoglierli al meglio. Ci sono luoghi accoglienti per i giovani: senza andare lontano, a Milano, per esempio, ci sono le migliori università, i migliori ospedali e anche le migliori aziende. Una città in cui istruzione, lavoro e sanità funzionano, creando un contesto ambientale che favorisce lo sviluppo e diventa attrattivo per loro: “Se un tempo si esportavano braccia, oggi si esportano talenti”. Senza i giovani la Sardegna non ha, non può avere, un futuro florido. I giovani sono il futuro. Partire per tornare: partire per apprendere, imparare e prendere per poi, magari, portare quanto imparato nella “Casa dei sardi”.

Partire per tornare: il consiglio dell’imprenditore Sergio Zuncheddu ai giovani

Sergio Zuncheddu ha lasciato l’Isola quando aveva 18 anni e il consiglio per i giovani d’oggi è: “Io partirei, sono partito. Io partirei, vedrei il mondo, lo interpreterei e poi tornerei. Per quanto riguarda me, io, è dal 1977 che vado e vengo per la Sardegna, non ho mai staccato la spina”. Anche quando si va via rimane un filo di connessione tra l’emigrato e la Sardegna. La Sardegna si sta svuotando progressivamente perché il sistema economico non è attrattivo per i giovani. I giovani non hanno la possibilità di esercitare la propria creatività e le proprie capacità a causa del sistema economico.

Sergio Zuncheddu, imprenditore, editore del Gruppo L’Unione Sarda e autore del libro “Buongiorno SarDegna”

Il sistema economico sardo 

Il sistema economico sardo è un sistema economico che soffre: “E’ un sistema economico da Paese sottosviluppato”. La Sardegna è come una pozzanghera con un pesciolino, con poca acqua. Cosa fa il pesciolino? Si dibatte, si contorce per cercare acqua e respirare. La Sardegna è il pesciolino e per salvare il pesciolino bisogna investire, bisogna aggiungere acqua. E’ l’unico modo per farlo nuotare sereno e felice. Il sistema economico funziona allo stesso modo e, nell’Isola, gli investimenti sono frenati da mille ostacoli. In Sardegna non c’è la consapevolezza che l’investimento è quello che produce reddito, ricchezza collettiva e che diffonde benessere nella popolazione. Noi non abbiamo questa capacità. La classe dirigente sarda non ha questa capacità. Non solo quella politica ma anche burocratica, imprenditoriale e sindacale” – dice Sergio Zuncheddu.

La classe dirigente sarda 

All’interno del libro anche pareri, delle volte severi, sulla classe dirigente ma, tra le figure che spiccano c’è sicuramente quella di Mariano Quarto, padre di Eleonora d’Arborea, che ha lavorato in modo egregio per cercare di liberare la Sardegna dagli spagnoli. Quarto è stato un grandissimo giudice e se lui non fosse morto per la peste nera lui probabilmente sarebbe riuscito a liberare tutta la Sardegna: gli mancava solo Cagliari e un pezzettino della zona di Alghero.

Invertire la rotta: dove possiamo andare?

Nella terza parte del libro ci sono diversi suggerimenti su dove possiamo andare e, soprattutto, su cosa possiamo fare. Bisognerebbe avere chiarezza sulla strategia per creare ricchezza collettiva e diffondere benessere. Si deve partire da un’analisi delle risorse di cui disponiamo per comprendere come le risorse possano essere messe a reddito per creare profitto collettivo. Una delle nostre risorse è sicuramente la tutela del paesaggio. Quando si parla di “tutela del paesaggio”, occorre prendere in considerazione il paesaggio, non soltanto come valore estetico ma come risorsa. La sua tutela è anche una delle missioni de L’Unione Sarda, che cerca di sensibilizzare i sardi, i lettori, sulla risorsa paesaggistica. I paesaggi emozionano, immaginiamo un paesaggio sardo, le colline, o l’orizzonte marino della nostra splendida Isola. Poi immaginiamo che questo paesaggio, capace di toccare lo spirito di chi lo guarda, magari al tramonto, venga deturpato dalle pale eoliche. Al di là del valore estetico e spirituale del paesaggio, il paesaggio ha un valore economico che va tutelato nell’interesse di tutti. Il paesaggio è una risorsa scarsa e ha un valore economico in quanto risorsa scarsa. E’ stato fatto un piano paesaggistico, che dovrebbe essere aggiornato, ma è stato lasciato a metà, in quanto avrebbero dovuto estendere la tutela anche alle zone interne della Sardegna. “Noi dobbiamo tutelare il paesaggio perché è l’ultima risorsa vera che ci è rimasta ed è quella che produce capacità attrattiva rispetto al resto del mondo” – dice Zuncheddu.

La classe dirigente lombarda

Tanti i riferimenti alla realtà lombarda: uno dei luoghi della vita dell’autore. La classe dirigente lombarda è consapevole del fatto che per diffondere benessere bisogna creare ricchezza collettiva. Tutta la macchina istituzionale, classe politica e burocratica, è consapevole che lo sviluppo economico si fonda sull’efficienza, sulla linearità delle norme che vengono varate. Si fonda su un sistema non ostile alle attività delle imprese. Le imprese producono vera ricchezza. Sono le imprese private che producono ricchezza. In Sardegna, tranne per poche eccezioni, c’è ostilità verso le imprese. “Oggi, noi siamo sudditi della burocrazia regionale, comunale. Dobbiamo andare a chiedere il riconoscimento dei nostri diritti con un atteggiamento da sudditi. Soprattutto dal punto di vista delle tempistiche”. L’editore fa l’esempio del complesso di Santa Gilla, dove si trova piazza L’Unione Sarda, e delle tempistiche per ottenere il permesso alla sua realizzazione: 17 anni. 

L’equazione di Keynes

Si tratta di un’equazione sul moltiplicatore che dice: “Quando tu metti nel sistema economico un investimento aggiuntivo, quell’investimento aggiuntivo si moltiplica n volte”. L’editore, imprenditore, fa un confronto col miracolo dei pani e dei pesci di Gesù asserendo che quel miracolo si verifica tutti i giorni in economia. Quando immetti, in un sistema economico, un investimento aggiuntivo, quell’investimento si moltiplica tre, quattro, anche cinque volte.

Tempistiche sarde VS tempistiche lombarde

Se per il complesso di Santa Gilla, a Cagliari, ci sono voluti 17 anni affinché si ottenesse il permesso alla sua realizzazione, a Milano, in Lombardia, i tempi sono nettamente inferiori. Un esempio può essere sicuramente quello del “Merlata Bloom Milano”, il nuovo centro commerciale super innovativo che si trova nel quartiere Cascina Merlata del capoluogo lombardo. E’ inserito in un contesto di rigenerazione urbana che si chiama “Mind”. Con i suoi 100.000 metri quadrati è, forse, il centro commerciale più grande d’Italia. Il progetto è stato depositato, presentato, nel giugno 2020, in pieno periodo Covid, e il 27 di novembre dello stesso anno, con 2/3 del personale del comune di Milano in smart working, è stato approvato. 

Il centro commerciale di Pirri è un esempio sardo di cui parlare. Nel 2014 è stata presentata una pratica per ristrutturare e fare un piccolo ampliamento: l’approvazione è arrivata dopo 8 anni. Se quell’investimento fosse stato fatto nei tempi corretti avrebbe avuto una ricaduta positiva sul territorio che ora si è persa. I cinque mesi lombardi, contro gli otto anni sardi, richiamano quell’ostilità verso le imprese di cui si parlava prima: “Pensiamo anche alla miriade di imprenditori che non hanno le risorse per fronteggiare queste cose. Alla pubblica amministrazione non importa nulla delle imprese, della crescita, dell’economia. Ci sono Paesi in cui, quando vai a investire, ti stendono un tappeto rosso. In America, i funzionari dei comuni, sono incentivati a incamerare oneri e a creare attività, a favorire gli investimenti. Qui tu presenti un progetto e tu aspetti che ti dicano che non va bene” – racconta Zuncheddu. In Sardegna siamo sudditi e la sanità ne è un esempio: pensiamo a una signora che deve fare una mammografia. Se quella signora fa una mammografia dopo un anno e mezzo, potrebbe essere troppo tardi.

 Sergio Zuncheddu: “Siamo sudditi di questo sistema”

“Voi siete funzionari pubblici, privilegiati perché avete degli stipendi sicuri. Potete tornare a casa tutti i giorni dalle vostre famiglie per sostenerle e sostentarle perché avete questo privilegio. Dovete avere la responsabilità morale per fare tutto ciò che è in vostro potere per favorire la possibilità che anche gli altri abbiano le stesse opportunità. Quando tu blocchi gli investimenti, li ritardi, stai arrecando un danno alla comunità. Dovrebbe esserci un reato specifico per il danno alla collettività”.

Occupiamoci di difendere la Sardegna

“Noi sardi dobbiamo renderci più consapevoli del fatto che dobbiamo difenderlo questo posto, questa è la nostra casa. E’ come se nel nostro giardino ci volessero impiantare delle pale eoliche o coprire i nostri fiori con i pannelli fotovoltaici. I pannelli si mettono nei tetti delle case sarde ma non dobbiamo consentire una speculazione in danno del paesaggio. Noi non dobbiamo consentire quello che abbiamo già consentito”. Un esempio è la raffineria di Sarroch: “Il motore che produce i soldi è a Milano e il tubo di scappamento di quel motore è in Sardegna. C’era una legge che compensava questa cosa con le accise. Con un sotterfugio, secondo me, ci hanno sottratto qualcosa come tre miliardi di euro all’anno di accise che ci sarebbero spettate come compensazione dell’inquinamento prodotto dalla Saras. Quindi abbiamo il motore che produce soldi a Milano e il tubo di scappamento in Sardegna. Difendere la Sardegna vuol dire, per il futuro, non consentire più queste cose e non è una responsabilità dei Moratti, perché loro fanno il loro mestiere, è una responsabilità nostra. Cerchiamo di non avere pale alte 300 metri nell’orizzonte marino. Occupiamoci di difendere la Sardegna” – dice Sergio Zuncheddu.

Puntiamo sul sostegno alle imprese

Il messaggio dell’imprenditore sardo è rivolto alla tutela delle imprese: “Preserviamo le risorse che abbiamo a partire dal paesaggio ma dobbiamo puntare anche sul sostegno e supporto alle imprese. Gli imprenditori che si svegliano di notte con il cerchio alla testa perché devono pagare gli stipendi, contributi, vanno sostenuti eliminando i lacci e lacciuoli della burocrazia. Devono rispettare le leggi, è un obbligo morale e legale, questo sì, ma tutto ciò che serve per ritardare, ostacolare, prorogare, rinviare, va eliminato. Le imprese sono fondamentali per creare sviluppo e occupazione. Occorre stimolare le imprese a investire”. 

Lorenzo Paolini e Mariella Careddu, giornalisti e conduttori

L’intervista a Sergio Zuncheddu nel corso della puntata numero 224 de La Strambata, il programma d’approfondimento giornalistico di Radiolina, condotto, ogni settimana dai giornalisti del Gruppo L’Unione Sarda.


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