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Sardegna prima in Italia per incidenti e mortalità stradale Stefano Birocchi, Simone Podda
Il secondo volume dell’Osservatorio sardo sulla sicurezza stradale fotografa un’emergenza crescente, con 113 vittime nel 2024, dato più alto dell’ultimo decennio e in netta controtendenza nazionale. «Nel 2024 la Sardegna registra un aumento di morti, feriti e sinistri, raggiungendo il valore più alto degli ultimi dieci anni», sottolinea Simone Podda, ricercatore dell’Università di Cagliari.

L’analisi dei dati ISTAT evidenzia un incremento del 15% delle vittime rispetto al 2014 e un indice di mortalità pari a 3,15%, quasi doppio della media nazionale. «L’indice di incidentalità sardo è quasi il doppio di quello italiano, confermando una dinamica anomala e preoccupante rispetto al resto del Paese», spiega Podda.
Le vittime si concentrano prevalentemente nei mesi estivi e lungo le strade statali e provinciali, con 39 morti sulle statali e 37 sulle provinciali in un solo anno. «L’aumento dei flussi estivi incide fortemente, mentre la maggior parte dei decessi si verifica sulle strade statali», afferma Podda, analizzando la distribuzione territoriale degli incidenti.
La statale 125 e la 131 risultano le arterie più letali, con rispettivamente 49 e 48 vittime negli ultimi dieci anni, secondo la mappatura chilometrica del report. «Il report localizza i punti critici chilometro per chilometro, offrendo uno strumento concreto per pianificare interventi infrastrutturali mirati», precisa Podda.
Nonostante investimenti per oltre 5,8 miliardi di euro, il fattore umano resta centrale, con distrazione, velocità e mancato rispetto delle precedenze tra le principali cause. «Il conducente è il fulcro dell’incidentalità, e l’uso crescente dello smartphone alla guida potrebbe spiegare l’inversione del trend negli ultimi anni», conclude Podda.
Intervista a cura di Stefano Birocchi
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