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Scorie nucleari Sardegna, il Consiglio regionale respinge l’ipotesi del deposito sull’isola Francesca Figus e Piero Comandini
Il tema delle scorie nucleari in Sardegna torna al centro del dibattito politico dopo le dichiarazioni del ministro Gilberto Pichetto Fratin, che ha riaperto l’ipotesi di nuovi siti. Il presidente del Consiglio regionale, Piero Comandini, ha definito la situazione come un incubo che si ripresenta ciclicamente per l’isola. Comandini ha dichiarato: “È un ennesimo tentativo di utilizzare la Sardegna come deposito di ciò che non piace al resto d’Italia”. Il confronto istituzionale resta acceso, anche perché la decisione finale spetterebbe al Parlamento e non a iniziative unilaterali del Governo.

Il rifiuto della Sardegna alle scorie nucleari si basa su una posizione consolidata nel tempo, rafforzata da un referendum popolare che ha espresso un netto dissenso. Comandini ha ricordato che le istituzioni locali hanno ribadito più volte la contrarietà attraverso atti ufficiali votati all’unanimità in Consiglio regionale. Ha affermato: “I sardi si sono già espressi con chiarezza e noi difenderemo questa volontà in ogni sede democratica possibile”. Secondo il presidente, l’imposizione dall’alto di eventuali siti rappresenterebbe una forzatura istituzionale, oltre che una scelta in contrasto con l’identità e le aspirazioni dell’isola.
Le possibili conseguenze ambientali ed economiche preoccupano fortemente le comunità locali, soprattutto nelle aree interne come la Trexenta e la Marmilla, già colpite dallo spopolamento. Il trasporto via mare e su strada delle scorie rappresenterebbe un ulteriore rischio per il territorio e per l’immagine della Sardegna. Comandini ha dichiarato: “Sarebbe il colpo finale per territori che cercano di sopravvivere e valorizzare le proprie tradizioni e bellezze”. L’obiettivo resta quello di promuovere un modello basato su ambiente, turismo e patrimonio culturale, evitando qualsiasi associazione con depositi di rifiuti nucleari.
Intervista a cura di Francesca Figus
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