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Speculazione energetica in Sardegna, Pratobello 26 punta sui comuni Manuel Cozzolino
Il dibattito sulla speculazione energetica in Sardegna torna al centro dell’attenzione con Pratobello 26, proposta pensata per colmare l’attuale vuoto normativo regionale. Mauro Pili sintetizza così l’urgenza politica e territoriale emersa durante l’intervista televisiva: «Si sta combinando quello che sostanzialmente avevamo preventivato».

Secondo Mauro Pili, agosto potrebbe accelerare autorizzazioni decisive, mentre diversi progetti attendono valutazioni ministeriali e i Comuni cercano strumenti immediati di tutela territoriale. L’ex presidente della Regione avverte sul rischio per l’isola: «Il mese di agosto rischia di essere quello più devastante per l’isola».
La scadenza del 22 agosto per le osservazioni sul progetto di Monterosso, a Ittiri, rappresenta uno dei passaggi più ravvicinati indicati nell’intervista. Pili precisa infatti: «I termini scadono il 22 di questo mese per quanto riguarda le osservazioni», richiamando l’urgenza delle iniziative comunali.
Pili sostiene che le varianti urbanistiche comunali possano intervenire anche prima dell’autorizzazione ministeriale, facendo scattare norme di salvaguardia triennali sui territori interessati. La sua indicazione è netta: «Le varianti possono essere adottate un giorno prima dell’autorizzazione che il Ministero dà per quei progetti».
Il nodo istituzionale riguarda anche il contenzioso tra Regione e Stato, dopo l’individuazione nazionale delle aree idonee agli impianti energetici in Sardegna. Secondo Pili, la questione investe direttamente le competenze regionali: «Lo Stato ha di fatto prevaricato, scippato la competenza urbanistica primaria della Regione».
Nel ragionamento di Pili, la transizione energetica non dovrebbe tradursi in un consumo indiscriminato del territorio, ma partire dalle superfici già coperte. La posizione espressa durante l’intervista è categorica: «Nessuno può parlare in Sardegna di transizione energetica perché stiamo parlando di progetti per produrre energia per 50 milioni di abitanti».
Secondo l’ex presidente della Regione, tetti agricoli, industriali, artigianali e residenziali offrirebbero una capacità complessiva superiore al fabbisogno energetico dell’isola. Pili sostiene che «si possono tranquillamente fare energie rinnovabili per 10 volte quelle che realmente servono alla Sardegna», privilegiando superfici già disponibili.
La proposta Pratobello 26 punta quindi a trasferire ai Comuni un ruolo centrale nella pianificazione, collegando tutela ambientale, recupero delle aree degradate e sviluppo delle rinnovabili. Pili indica questa strada come decisiva: «L’unico sistema che esiste è quello di dare ai Comuni il ruolo di pianificatori del proprio territorio».
Nel quadro delineato dall’intervista, la tutela del paesaggio viene collegata anche alla necessità di recuperare le aree compromesse, secondo una prospettiva ambientale più ampia.
Pili richiama proprio questo principio: «Va tutelata la natura integra, ma va recuperata quella che integra non è più».
Pratobello 26 si presenta dunque come una proposta orientata a rafforzare il ruolo dei Comuni nella gestione del territorio, durante una fase considerata particolarmente delicata. La conclusione di Pili resta legata alla pianificazione locale: «I Comuni hanno certamente le ore contate» davanti alla quantità dei progetti energetici pendenti.
Intervista a cura di Simona De Francisci
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