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Strade in Sardegna tra cantieri e ritardi: quali soluzioni? Simona De Francisci, Mauro Coni
Chi percorre frequentemente la SS 131, la 131 DCN, il tratto Nuoro-Olbia, ma anche la SS 130 o la 554, conosce bene le difficoltà: cantieri interminabili e criticità strutturali che rendono ogni spostamento una vera e propria via Crucis. Mauro Coni, ingegnere civile dell’Università di Cagliari ed ex assessore ai trasporti della prima Giunta Zedda sottolinea: sono anni che se ne parla, ma la realtà è che realizzare infrastrutture viarie è tutt’altro che semplice.

Secondo l’ingegnere: le difficoltà non sono solo tecniche, ma derivano soprattutto da una burocrazia pesante e dalla complessità relazionale dei territori. Per la realizzazione della Sassari-Olbia, ad esempio, sono stati coinvolti 3000 espropriati e 20 amministrazioni. È un’opera oggi completata, ma il percorso è stato lunghissimo. Un’altra opera significativa, come la Sariba, è stata portata a termine anche se inizialmente non era nemmeno prevista nel 2008. Da qui la riflessione di Coni: bisogna pianificare oggi quello che si realizzerà fra 5 o 10 anni.
Non sempre servono grandi opere per migliorare la viabilità. Piccoli interventi strategici sulle strade in Sardegna possono fare la differenza. Coni porta l’esempio dell’Asse Mediano, nel tratto vicino a via Carroz e all’uscita da Pirri verso via Cadello: quel punto costringe il 25-30% del traffico verso gli ospedali a usare una rotatoria congestionata, quando basterebbe una piccola modifica per alleggerire il flusso.
Un altro caso virtuoso è stato l’accesso a Genneruxi. In passato, chi percorreva l’Asse Mediano non poteva entrare direttamente nel quartiere, ma doveva compiere un lungo giro. Oggi, grazie a una piccola rampa, l’ingresso è diventato molto più fluido. Anche l’introduzione di una zebratura vicino alla Palma ha migliorato la sicurezza: sono piccole cose che si possono fare e che le amministrazioni, se vogliono, possono mettere in atto.
L’approccio attuale della città metropolitana è all’avanguardia, grazie all’uso di droni e software avanzati per individuare i veri punti critici. Coni spiega: andiamo oltre le simulazioni macro; sono i dettagli a creare i problemi reali. Con questi strumenti, possiamo intervenire con pochi soldi ma in modo mirato.
Zone strategiche come quella degli ospedali – Oncologico, Microcitemico, Hospice – e dei centri commerciali sono congestionate da colletti di bottiglia che potrebbero essere risolti con semplici modifiche. Coni sottolinea: sono situazioni in cui il traffico si concentra in modo drammatico e con poche risorse si potrebbero migliorare drasticamente.
Un’altra criticità emergente riguarda la rotatoria verso il Cacip, nei pressi dell’inceneritore e della zona Amazon. Secondo Coni: alle 8 del mattino si formano code significative, perché il flusso principale viene bloccato da mezzi commerciali. Anche qui, interventi leggeri possono ristabilire la fluidità.
L’appello finale è chiaro: non fermare le grandi opere, ma realizzarle in tempi più rapidi. Coni evidenzia: in Italia e in Sardegna in particolare, i tempi sono biblici. Ma le infrastrutture si fanno. E si possono fare anche bene, basta guardare altre regioni d’Italia e d’Europa.
Intervista a cura di Simona De Francisci
La Strambata del 10-04-2025