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Stretto di Hormuz: l’Iran oggi si sente forte e sfrutta le difficoltà americane Egidiangela Sechi, Massimo Crivelli
La situazione nello Stretto di Hormuz è entrata in una fase di estrema instabilità geopolitica, con effetti diretti sul traffico marittimo globale e sull’equilibrio energetico internazionale. Dopo una breve riapertura temporanea, l’Iran ha deciso di richiudere lo stretto, impedendo di fatto il passaggio regolare delle petroliere in uno dei punti più strategici al mondo. Secondo Massimo Crivelli, vicedirettore de L’Unione Sarda, si tratta di una situazione “sempre più ingarbugliata”. Il controllo dello stretto avviene anche attraverso mine navali e sistemi di difesa non convenzionali, capaci comunque di bloccare il traffico commerciale. Il risultato è un effetto immediato sulle rotte globali, con molte navi costrette a cambiare percorso.

Nel contesto della crisi, il ruolo degli Stati Uniti appare sempre più complesso. Crivelli sottolinea come gli americani si siano inseriti nel conflitto senza una strategia chiara. L’Iran sembra aver pianificato da anni una possibile escalation, accumulando missili in siti sotterranei e preparandosi a un confronto prolungato. Il blocco navale imposto dagli Stati Uniti aggrava lo stallo geopolitico e genera un effetto opposto rispetto alle intenzioni iniziali.
L’Iran rifiuta di riprendere i negoziati finché gli Stati Uniti non rimuoveranno le restrizioni, mostrando una posizione di forza e sfruttando le difficoltà dell’amministrazione guidata da Donald Trump. Diverse analisi internazionali indicano che gli Stati Uniti potrebbero cercare una via d’uscita diplomatica, anche a costo di dichiarare una vittoria simbolica.
La crisi nello Stretto di Hormuz si inserisce in un contesto più ampio di forte instabilità in tutto il Medio Oriente. Gli attacchi continuano ad aumentare e le tensioni si estendono anche al Libano, dove recentemente un casco blu ha perso la vita durante le operazioni della missione UNIFIL, alla quale partecipano anche militari italiani.
Un altro elemento chiave è il ruolo di Israele, indicato come uno degli attori maggiormente interessati al proseguimento del conflitto. Secondo Crivelli, Israele avrebbe spinto per mantenere alta la pressione militare sull’Iran, continuando operazioni anche in territorio libanese.
Intervista a cura di Egidiangela Sechi
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