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Studenti a lezione di Pecorino Romano all’Università di Cagliari Giuseppe Valdes
Il Pecorino Romano entra nelle aule dell’Università di Cagliari per raccontare non solo uno dei prodotti simbolo dell’agroalimentare italiano, ma anche un comparto strategico per l’economia sarda. Protagonista dell’incontro è stato Gianni Maoddi, presidente del Consorzio del Pecorino Romano, ospite di una lezione universitaria dedicata ai temi della strategia e politica aziendale. Un confronto nato come semplice incontro accademico e trasformato in un dibattito partecipato, con numerosi studenti interessati a conoscere i numeri, il mercato e le prospettive di uno dei principali prodotti DOP italiani.

Durante la lezione, il presidente Maoddi ha illustrato la dimensione economica del settore, definendo il Pecorino Romano un vero pilastro produttivo della Sardegna. Il comparto registra ogni anno oltre un milione di forme prodotte, circa 300 milioni di litri di latte trasformati e un valore al consumo vicino ai 700 milioni di euro. Numeri che confermano il peso strategico della filiera casearia nell’economia regionale e nazionale.
Maoddi ha voluto precisare anche un dato fondamentale sulla distribuzione produttiva. Se spesso si parla della Sardegna come area prevalente della produzione, la realtà è ancora più marcata: quasi il 95% del Pecorino Romano viene prodotto in Sardegna.
Il presidente del Consorzio ha ricordato inoltre la forza del tessuto zootecnico isolano: su 8.600 allevamenti coinvolti nel comparto, ben 8.218 si trovano in Sardegna, una concentrazione che rende il settore strettamente legato al territorio. Un altro elemento chiave è il peso dei mercati internazionali. L’export rappresenta oltre il 60% delle vendite, segnale di un prodotto che trova grande riconoscibilità fuori dai confini regionali e nazionali.
Uno degli obiettivi centrali dell’iniziativa all’Università di Cagliari è stato quello di avvicinare i giovani a un settore che offre competenze, occupazione e prospettive professionali. Secondo Maoddi, l’incontro ha mostrato un dato incoraggiante: gli studenti sono interessati al mondo del Pecorino Romano, anche se molti non conoscevano fino in fondo l’importanza economica della filiera per la Sardegna.
Per questo il ricambio generazionale diventa un tema decisivo. Il Consorzio del Pecorino Romano ha infatti annunciato un investimento concreto nella formazione attraverso tre borse di studio dedicate ai giovani provenienti dal territorio di produzione del Pecorino Romano.
Le borse saranno attivate a partire dal nuovo anno accademico nell’ambito del corso universitario in Tecnologia e gestione dell’impresa casearia, promosso dall’Università di Parma insieme all’Università Cattolica del Sacro Cuore.
La scelta nasce anche dal confronto tra i principali consorzi italiani del settore lattiero-caseario. Il Consorzio del Pecorino Romano siede infatti ai tavoli con alcune delle più importanti DOP italiane, tra cui Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola e Mozzarella di Bufala.
L’obiettivo dichiarato è formare giovani professionisti capaci di gestire aziende del comparto lattiero-caseario e favorire il loro successivo ritorno in Sardegna per lavorare nell’industria agroalimentare regionale.
Tra gli aspetti più sorprendenti emersi durante il confronto con gli studenti c’è anche il rapporto tra il prodotto e il mercato locale. Alla domanda se i ragazzi conoscessero davvero il Pecorino Romano, la risposta del presidente Maoddi è stata diretta: «Non tutti».
Un dato che apre una riflessione significativa sul consumo interno del prodotto simbolo dell’isola. Secondo il presidente del Consorzio, infatti, la Sardegna resta una delle regioni italiane con i livelli di consumo più bassi di Pecorino Romano. Un paradosso per un territorio che concentra quasi tutta la produzione mondiale della DOP.
«Lo conoscono magari in America meno che in Sardegna», osserva Maoddi, evidenziando una sfida culturale e commerciale che il comparto intende affrontare nei prossimi anni. Tra promozione, formazione universitaria e investimenti sui giovani, il Consorzio punta quindi a costruire un percorso capace di rafforzare non solo la competitività internazionale del prodotto, ma anche la sua presenza nelle abitudini alimentari e nella cultura locale sarda.
Intervista a cura di Simona De Francisci
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